I monti indicano l’arrivo della salvezza: “dai monti vi verrà la Salvezza!”.
Gesù è indicato come il Signore grazie alla mandorla della divinità, Colui che collega il Cielo con la Terra. Le vesti bianche e il movimento dall’alto dato dal mantello indicano la “discesa agli inferi” immediata nel mistero di morte-ressurezione. Con la morte di Cristo lo Sheol (שאול, Sh’ol) diviene eterno, gli inferi, lo stato di morte dell’anima, dopo la morte divengono eterni: ecco l’inferno.
Ugualmente lo stato di comunione con Dio diviene pienezza di Gioia. La croce che funge anche da “coperchio” definitivo fa capire che siamo ormai fuori dallo spazio e dal tempo. La croce è allo stesso tempo ponte (la parola pontefice significa “colui che getta il ponte”) per i piedi di Cristo, ovvero il Paradiso, ed anche coperchio tra l’inferno e il Cielo. Cristo strappa dagli inferi coloro che lo hanno accolto credendo in Lui prendendoli per mano: per primi si vedono Adamo inginocchiato alla sua destra ed Eva alla sua sinistra, i Santi dell’Antico Testamento tra i quali si distinguono Elia, Salomone, il Re Davide e in modo particolare san Giovanni Battista, ponte tra l’Antico e il Nuovo Testamento.
Alla sua sinistra ci sono i “santi Giusti” che in ogni Messa ricordiamo, ovvero coloro che seguendo la retta coscienza, non avendo davvero avuto possibilità di accedere alla fede, si sono salvati. Questa icona è chiamata “della discesa agli Inferi” in ambito cattolico, mentre è denominata “La Resurrezione” o “Icona della Resurrezione” dai Cristiani Ortodossi ad indicare che “la discesa agli inferi” è “la resurrezione”: si tratta di un unico grande mistero!
La discesa agli inferi è sia un fatto meta-storico avvenuto realmente, sia un mistero che ciascuno di noi può rivivere ogni giorno, permettendo a Cristo, attraverso di noi, di scendere negli inferi nostri e di chi ci sta accanto per riempirli della Sua Gioia!







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