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	<title>...E Gioia Sia!</title>
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	<description>Condivisioni su temi di Attualità e sul Vangelo alla luce del carisma di Chiara Amirante e di Nuovi Orizzonti</description>
	<lastBuildDate>Tue, 27 Jul 2010 06:43:59 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Estate: tempo per noi</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 06:43:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Candian</dc:creator>
				<category><![CDATA[Evangelizzazione]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;estate porta con sé il desiderio di staccare la spina con il mondo: con il lavoro, le preoccupazioni, tutto ciò che nella quotidianità attanagli i nostri pensieri e ci distrae. Capita che sotto l&#8217;ombrellone o passeggiando per le cime dei monti uno ripensi anche alle sua vita, a cosa ha fatto, a cosa sta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.chihasetevengaame.it"><img class="alignleft size-full wp-image-2319" style="margin: 5px;" title="locandina riccione 2010" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/07/locandina-riccione-2010-e1279876374598.jpg" alt="" width="149" height="383" /></a>L&#8217;estate porta con sé il desiderio di staccare la spina con il mondo: con il lavoro, le preoccupazioni, tutto ciò che nella quotidianità attanagli i nostri pensieri e ci distrae.<br />
Capita che sotto l&#8217;ombrellone o passeggiando per le cime dei monti uno ripensi anche alle sua vita, a cosa ha fatto, a cosa sta facendo, ai progetti futuri.<br />
Rilassati sotto il solleone estivo o seduti all&#8217;ombra di un pino, l&#8217;occasione d&#8217;oro dell&#8217;estate è legata all&#8217;opportunità di mettersi di fronte a se stessi, senza patemi, corse o preoccupazioni esterne.</p>
<p>Un occasione per chi sta riposando e un occasione per chi è chiamato ad evangelizzare: i missionari non evangelizzano nelle spiagge, durante l&#8217;estate per un piacere personale, per un bisogno di parlare o di farsi ascoltare. Il desiderio del missionario è insito nel suo cuore, è il bisogno di annunciare un Dio che ha radicalmente rivoluzionato la sua vita. Don Giacomo Pavanello, autore anche in <em>&#8230;e Gioia Sia!</em>, fa <a href="http://www.nuoviorizzonti.org/index.php/it/news/10-news-evangelizzazione/81-estate-tempo-di-missione" target="_blank">un&#8217;attenta analisi delle missioni estive sul sito ufficiale di Nuovi Orizzonti</a> ponendo l&#8217;attenzione non ai bisogni sociologici delle chiese vuote ma ai bisogni dello spirito delle persone che evangelizzano e delle persone che vengono evangelizzate.<span id="more-2318"></span></p>
<p>In questi giorni, nella bella isola di Ischia, si sta svolgendo una missione di spiaggia che vede missionari alla loro prima esperienza girare per le spiagge per portare un annuncio, per parlare con i turisti, i bagnanti.</p>
<p>Tra non molto, dal 12 al 16 agosto, rivivremo l&#8217;esperienza della missione di Riccione:<a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/07/fronte-volantino-riccione+sito-2010-e1279876462183.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2320" style="margin: 5px;" title="volantino riccione 2010" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/07/fronte-volantino-riccione+sito-2010-e1279876462183.jpg" alt="" width="210" height="210" /></a>una terra che ci vede impegnati dal 2003 con un appuntamento praticamente fisso nella settimana di ferragosto. Oltre alle attività già ben collaudate come i momenti di preghiera <a href="http://www.chihasetevengaame.it/" target="_blank">in streaming web visualizzabili dal sito ufficiale della missione</a>, quest&#8217;anno ci sarà un cambiamento fondamentale: salterà la formazione dei missionari già formati negli anni passati e ormai ben coscienti di cosa significa evangelizzazione. Un aspetto interessante che ci permetterà di evangelizzare molto di più rispetto agli anni passati e, ancora più importante, il fatto dell&#8217;esistenza di missionari <em>esperti</em>: ragazze e ragazzi che da anni vivono appuntamenti annuali fissi di evangelizzazione. Ma non sono i missionari l&#8217;unico segno di questa nuova evangelizzazione: lo stesso <a href="http://www.egioiasia.com/2010/06/30/per-una-rinnovata-evangelizzazione/" target="_blank">Benedetto XVI ha da poco instaurato il Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione</a> guidato da Mons. Fisichella.</p>
<p>Umanamente potremo parlare di segni dal basso e segni dall&#8217;alto di questa chiesa: in realtà il segno è uno solo! Uno Spirito che soffia abbondante, che ha messo nel cuore di chi si affida il desiderio di una Chiesa che torni alle prime origini, a quella promessa che Gesù fece a Pietro: <strong><em>Ti farò pescatore di uomini!</em></strong><em></em></p>
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		<title>L&#8217;essenziale è visibile agli occhi&#8230;di chi li apre (Scampoli d&#8217;omelia nella XVII domenica del Tempo ordinario)</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 17:06:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Don Luigi Maria Epicoco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center"></p> <p>Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: “Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><em><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/07/padre-nostrocolored.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2329" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/07/padre-nostrocolored.jpg" alt="" width="413" height="322" /></a></em></p>
<p><em>Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:</em><br />
<em>“Padre,</em><br />
<em>sia santificato il tuo nome,</em><br />
<em>venga il tuo regno;</em><br />
<em>dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,</em><br />
<em>e perdona a noi i nostri peccati,</em><br />
<em>anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,</em><br />
<em>e non abbandonarci alla tentazione”».</em><br />
<em>Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.</em><br />
<em>Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. </em><br />
<em>Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».</em></p>
<p>Non smetterrò mai di dire che il cristianesimo si propaga o per invidia o per nostalgia. Non è la retorica di lunghi discorsi a cambiare lo sguardo della gente, ma bensì sentire dentro di sè il bisogno profondo di essere diversi così come lo stai vedendo in questa o in quest&#8217;altra persona.</p>
<p><span id="more-2328"></span> Tu vedi qualcuno vivere diversamente e immediatamente torna dentro di te la nostalgia di poter vivere pure tu così. Gesù ha educato i discepoli più con i gesti che con le parole. Sapeva bene che i fatti si imprimono molto più delle prediche, e così si lascia guardare dai suoi. E&#8217; anche il caso dell&#8217;episodio del Vangelo di oggi che nasce esattamente da un gesto compiuto da Gesù: pregare. <em>Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». </em>Chissà cosa c&#8217;era di così affascinante nel volto di Cristo mentre pregava. Sappiamo però che l&#8217;onda d&#8217;urto di quel raccoglimento non lascia i discepoli indifferenti. Vogliono anche loro essere così, pregare così, vivere così. E Gesù, dopo questa domanda, insegna ai suoi, la preghiera più famosa, oltre che unica, del Vangelo: il Padre nostro. Permettetemi però di non soffermarmi sulle bellissime parole di questa preghiera ma di scendere di qualche versetto verso la fine del vangelo. Gesù spiega che il segreto della preghiera è nel pregare. Cosa voglio dire. La preghiera molto spesso l&#8217;abbiamo ridotta a un proposito o a una serie di parole. E&#8217; come se una persona invece di respirare fà il proposito di respirare o legge per dieci minuti la formula dell&#8217;ossigeno e la tecnica di respirazione del corpo umano.  In entrambi i casi non ha respirato ma ha fatto semplicemnte delle operazioni attorno al respiro. Pregare è tutt&#8217;altra cosa. E&#8217; accorgersi non di &#8220;vocine&#8221; interiori, numeri del lotto, suggestioni, incoscio, sogni, predizioni. Ma accorgersi di quell&#8217;oceano immenso sopra cui camminiamo. E&#8217; l&#8217;oceano di Dio. L&#8217;oceano di senso. La preghiera è un tornare in se stessi e riappropiarsi della paternità di Dio. Padre, non patrigno. Non uno da convincere e accaparrarsi, ma uno sproporzionato verso di noi perchè suoi fino all&#8217;ultimo frammento di vita. Quando preghiamo non siamo davanti a noi stessi e basta. Quando preghiamo non siamo mai veramente soli, al di là di quello che percepiamo. Quando preghiamo non veniamo mai lasciati senza contropartita. <em>Io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto</em>.</p>
<p>Il cristiano non è uno di quelli che chiede a Dio innanzitutto l&#8217;impossibile ma sopratutto l&#8217;aiuto nel compiere ciò che gli è possibile. Senza di Dio, anche il nostro possibile diventa quasi impossibile. Rimane però un fatto ancora più sostanziale: senza preghiera la nostra fede rimane un semplice sentimento, qualcosa più legata agli umori che alla realtà. Solo attraverso l&#8217;esercizio della vita spirituale ciò che solletica le nostre emozioni diventa visibile anche dentro la nostra storia, e rimane vero per sempre. Diversamente rimane vero, ma noi non avremo occhi per accorgercene.</p>
<p>(La vignetta è di don Giovanni Berti <img src='http://www.egioiasia.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  )</p>
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		<title>Il fascino di una Chiesa guerriera</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 09:02:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Candian</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Evangelizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;altra sera mi ritrovavo a guardare la TV cercando qualcosa: giusto per attendere che il torrido caldo estivo sfumasse per lasciare il piacere della brezza serale che accompagna il sonno notturno.</p> <p>Un paio d&#8217;ore di zapping forsennato, viaggiando tra le frequenze pubbliche e le frequenze private in un&#8217;attesa disperata di qualcosa che offrisse un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/07/lasko_orig-e1279357027880.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2312" style="margin: 5px;" title="lasko_orig" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/07/lasko_orig-e1279357027880.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>L&#8217;altra sera mi ritrovavo a guardare la TV cercando qualcosa: giusto per attendere che il torrido caldo estivo sfumasse per lasciare il piacere della brezza serale che accompagna il sonno notturno.</p>
<p>Un paio d&#8217;ore di zapping forsennato, viaggiando tra le frequenze pubbliche e le frequenze private in un&#8217;attesa disperata di qualcosa che offrisse un po&#8217; di piacere, magari di distrazione, avvincente, perlomeno.</p>
<p>Tra il delirio di una velona sovrappeso e l&#8217;ennesimo telequiz che cambia la vita a &#8220;comuni&#8221; umani, incappo in una serie TV: niente di particolare, qualche effetto speciale, la giusta dose d&#8217;arti marziali e un saio marrone. Lasko, questo monaco pronto a fare la volontà di Dio prendendo a calci e pugni svariati criminali appartenenti ad una loggia massonica che trova il suo nome nella divinità greca della Guerra, Ares.<span id="more-2311"></span>Nell&#8217;afa che pervade le colline ciociare ho iniziato a pensare a quest&#8217;epopea di chiesa avvincente: iniziata ai tempi de<em> Il Nome della Rosa, <span style="font-style: normal;">negli ultimi anni è fiorita con i vari </span>Angeli e Demoni, Templari e Codici da Vinci</em>.</p>
<p>Opposti a questi onirici viaggi in chiese che celano segreti imperscrutabili abbiamo in realtà una Chiesa vera, in un periodo critico che la vede implicata in problematiche esistenti ma esageratamente enfatizzate. Una Chiesa che, <a href="http://www.egioiasia.com/2010/07/14/se-la-chiesa-perde-fiducia/" target="_blank">secondo i sondaggi d&#8217;opinione</a>, offre sempre meno fiducia, provocando timori per alcuni aspetti e allontanamento per altri.</p>
<p>Mi chiedevo il perché di questa distinzione: a livello ideale troviamo affascinante una chiesa dove esistono ordini segreti, logge potenti, frati guerrieri e segreti nascosti nel recondito di opere d&#8217;arte; ma non riusciamo ad accettare una chiesa fatta di uomini, umani, che possono sbagliare. Non riusciamo ad accettare una chiesa che si muove verso una trasparenza fatta di incontri, di rapporti umani, di discorsi che richiamano ad una morale di libertà: preferiamo offrire alla chiesa la possibilità di mostrarsi con quell&#8217;aria di magico mistero che affascina.</p>
<p>Forse il fascino di questa chiesa cinematografata sta in una chiesa potente, che offre sicurezza, che sa offrire qualcosa di antico in chiave sempre nuova, non lo metto in dubbio, ma mi piace pensare che tutto questo fascino sia legato ad un bisogno dell&#8217;uomo per questa istituzione sintesi dell&#8217;uomo con la volontà di Dio. Un&#8217;istituzione che molto spesso sa mostrare, nel mondo reale, il suo lato più debole, quello umano, quello fatto di errori e contraddizioni, quello che assolutamente non piace.</p>
<p>Una chiesa che, in ogni caso, ha sempre molto da offrire: nelle parole di un vecchio Papa o nella confessione di un sacerdote di campagna, molte sono le persone che trovano ristoro in questa chiesa, malata, debole e magari affascinante anche per i suoi storici segreti, ma di sicuro emozionante per il suo costante desiderio di testimonianza viva.</p>
<p>Mentre il fresco della sera si posava in casa mi sono tornate in mente le parole di un vecchio Papa che vi ripropongo qui sotto: sarò facilmente emozionabile, ma posso assicurare che vincono su qualsiasi avvincente ricerca di antichi Graal in monasteri dagli anfratti segreti.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="445" height="364" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/oaQHFTYiLkg&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?rel=0&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="445" height="364" src="http://www.youtube.com/v/oaQHFTYiLkg&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?rel=0&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>La semplicità di cuore</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 05:28:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Don Davide Banzato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Nel Vangelo ci sono espressioni meravigliose di Gesù che ci insegna l’abbandono a Dio Padre: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/07/Venditore-di-rose.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2286" title="Venditore di rose" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/07/Venditore-di-rose.jpg" alt="" width="262" height="350" /></a>Nel Vangelo ci sono espressioni meravigliose di Gesù che ci insegna l’abbandono a Dio Padre: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”.</p>
<p>Il bimbo-piccolo è colui che ha fiducia, passa dalla testa al cuore, è spontaneo, è vero, ha capacità di stupirsi e meravigliarsi. Queste sono le chiavi iniziali per passare dal dolore alla gioia, proprio come il bambino che piange perché è caduto e subito dopo ride distratto dal papà che gli mostra un fiore per distrarlo… La <em>semplicità di cuore</em> (tapeinòs te kardia) non è l’immaturità, ma l’atteggiamento di chi si fida come il bimbo, che è consapevole che il padre ne sa più di lui e sta in braccio a lui. Serve anzitutto l’<em>umiltà di cuore </em>per prendere il <em>giogo </em>suo, sennò sbagliamo giogo e pesa. La nostra mente non può arrivare a comprendere tutto questo, il suo modo di operare, la nostra ragione non può arrivare a contenere Dio. Bisogna inevitabilmente abbandonarci con fiducia tra le sue braccia senza perderci in mille ragionamenti e crescere nell’autocoscienza di essere amati infinitamente da un Dio che è Padre e ci ama pazzamente!</p>
<p>“Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”.</p>
<p>La sera ho preso l’abitudine di non addormentarmi più senza aver letto o ascoltato un pensiero o qualcosa che mi possa far gustare l’Amore di Dio e in qualche modo possa essere la dolce ninna nanna del mio cuore e del mio spirito. <span id="more-1996"></span>Questo potrebbe essere un primo buon esercizio da mettere in pratica… Ad esempio spesso leggo il passo di Isaia 43, che il mio padre e vescovo  Salvatore Boccaccio mi disse di leggere come la “lettera d’amore” da parte di Dio per noi. Effettivamente prova a fermarti e leggila ora, in silenzio. Al posto del nome di Giacobbe, metti il tuo nome:</p>
<p>Ora così dice il Signore che ti ha creato, o Giacobbe,</p>
<p>che ti ha plasmato, o Israele:</p>
<p>“Non temere, perché io ti ho riscattato,</p>
<p>ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni.</p>
<p>Se dovrai attraversare le acque, sarò con te,</p>
<p>i fiumi non ti sommergeranno;</p>
<p>se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai,</p>
<p>la fiamma non ti potrà bruciare;</p>
<p>poiché io sono il Signore tuo Dio,</p>
<p>il Santo di Israele, il tuo salvatore.</p>
<p>Io do l’Egitto come prezzo per il tuo riscatto,</p>
<p>l’Etiopia e Seba al tuo posto.</p>
<p>Perché tu sei prezioso ai miei occhi,</p>
<p>perché sei degno di stima e io ti amo,</p>
<p>do uomini al tuo posto</p>
<p>e nazioni in cambio della tua vita.</p>
<p>Non temere, perché io sono con te;</p>
<p>dall’oriente farò venire la tua stirpe,</p>
<p>dall’occidente io ti radunerò” (Is 43, 1-5).</p>
<p>Che meraviglia! Che amore… Due parole compaiono in modo particolare e costante nella Bibbia: “Non temere”, ben 365 volte, quasi a dire che Dio ogni giorno ti ripete quest’invito ad avere fiducia nella sua presenza accanto a te; “Proprietà”, o meglio <em>segullà</em> che significa <em>possesso, proprietà, tesoro, figlio, sposa, porzione personale</em> e che Dio esprime in numerosi passi dicendo in vari modi: “Sei mio e sei ciò che più ho come prezioso, ti tengo nel palmo della mia mano, perciò ti stringo a me e ti difendo, non lascerò mai che tu possa essere strappato da me!”</p>
<p>Sarai una magnifica corona nella mano del Signore,</p>
<p>un diadema regale nella palma del tuo Dio (Is 62,3).</p>
<p>In vari passi (cfr. Es 19, 3-8; Ml 3,17; Is 43; Sal 135; 1Cr 29,3; Os 11; Qo 2,8; Dt 7,6; 14,2; 26,18…) compare la parola <em>segullà</em> e in tutti il concetto è sempre lo stesso: “fidati di me, sei stato scelto, appartieni a me come tesoro e porzione personale, parte di me, figlio e sposa”. Perché? Semplicemente “perché sei prezioso e perché è la mia volontà”.</p>
<p>Un altro esercizio mi venuto obbligatorio per forza: alcune notte non riesco a prendere sonno, e allora che fare? A volte ho impiegato il tempo lavorando, ma poi ho visto che mi stancavo troppo e non dormivo proprio per nulla. Allora ho iniziato a meditare passi simili a quelli di Isaia 43, ce ne sono miriadi, bellissimi, passi che nel cuore della notte, come preghiera della notte divengono dialoghi profondi d’amore con Dio cambiando il tuo cuore. Non ti voglio dire di pregare tutta la notte, anche se non sarebbe un male, ma a volte se ti capiterà di svegliarti all’improvviso, anche quello non leggerlo come un evento banale, ma come un’occasione per ascoltare nel silenzio la voce di Dio, prega oppure medita qualche passo…</p>
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		<title>Se la Chiesa perde fiducia</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 04:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saverio Gaeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Qualche volta vale la pena di prestare attenzione ai sondaggi d’opinione, pure se ciò di cui parliamo in questo ambito ha generalmente a che fare con la fede, piuttosto che con la semplice fiducia. Ma la recente indagine dell’ISPO sulle istituzioni che riscuotono maggiormente la fiducia degli italiani ha messo in luce una situazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/07/SanPietro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2305" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/07/SanPietro.jpg" alt="" width="137" height="99" /></a>Qualche volta vale la pena di prestare attenzione ai sondaggi d’opinione, pure se ciò di cui parliamo in questo ambito ha generalmente a che fare con la fede, piuttosto che con la semplice fiducia. Ma la recente indagine dell’ISPO sulle istituzioni che riscuotono maggiormente la fiducia degli italiani ha messo in luce una situazione significativa, che propone anche a noi qualche interrogativo.</p>
<p>Nell’arco di un anno, dal luglio 2009 a oggi, manifestano «molta» o «moltissima» fiducia nella Chiesa il 13 per cento in meno di italiani (si è passati dal 69,8% al 56,9%). E se fra chi si dichiara totalmente laico questa percentuale è diminuita dal 46 al 28, anche fra chi va a Messa almeno una volta a settimana, e dunque è considerato un praticante assiduo, il calo è netto: dall’87 all’81 per cento.<span id="more-2304"></span></p>
<p>Ovviamente la spiegazione data dai curatori della ricerca è connessa alle vicende dell’attualità. Il repentino calo di credibilità viene attribuito ai diversi scandali legati a personalità ecclesiastiche – e in primo luogo la pedofilia – che negli ultimi dodici mesi hanno colpito l’attenzione dell’opinione pubblica.</p>
<p>Ma ciò non è sufficiente a chiudere la questione. Se i peccati personali di un certo numero di sacerdoti e di vescovi inficiano la fiducia nell’intera istituzione ecclesiastica vuol dire, a mio parere, che si è perso il senso di ciò che è realmente la Chiesa: segno dell’assoluto, presenza viva di Cristo sulla terra, immagine di una comunità che guarda verso l’eternità.</p>
<p>E allora il richiamo per tutti noi che di questa comunità siamo ben lieti di essere membri è anche una sfida: riuscire a trasmettere a quanti sono sfiduciati e si limitano a guardare alla Chiesa unicamente con occhio umano la bellezza dell’esperienza di gioia che abbiamo appreso a Nuovi Orizzonti. L’estate, con tutti gli incontri che offrirà (anche, ma non solo, nelle missioni di spiaggia), rappresenterà un valido banco di prova.</p>
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		<title>Fede e totale abbandono del bambino</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 05:27:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Don Davide Banzato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Se qualcuno di noi si trova ad avere un tavolo di legno rotto, non sapendolo accomodare, di certo non lo porterà dal farmacista, ma andrà dal falegname di fiducia confidando nella sua esperienza, dato che è lui stesso ad averlo costruito… Sembra un ragionamento logico e banale, eppure non sempre agiamo così per tutte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/07/bambino-e1278408865882.jpg"><img class="size-full wp-image-2284 alignright" style="margin: 10px;" title="bambino" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/07/bambino.jpg" alt="" width="253" height="226" /></a>Se qualcuno di noi si trova ad avere un tavolo di legno rotto, non sapendolo accomodare, di certo non lo porterà dal farmacista, ma andrà dal falegname di fiducia confidando nella sua esperienza, dato che è lui stesso ad averlo costruito… Sembra un ragionamento logico e banale, eppure non sempre agiamo così per tutte le cose, soprattutto per le più importanti. Infatti quando qualcosa in noi non va, quando stiamo male dentro, la prima cosa che facciamo non è mai quella di andare da Colui che ci conosce, ci ha creato e ci ha pensato fin dall’eternità.  Se stiamo male ognuno ha le proprie soluzioni, dalle più o meno sane, alle più stravaganti. Eppure Dio Padre, Colui che c’ha creato, proprio quel “falegname che ha realizzato il tavolo e sa come accomodarlo”, ci ha donato suo Figlio <em>Via, Verità e Vita</em>, Parola chiara e definitiva ad ogni nostro problema esistenziale, dandoci lo Spirito Santo per restare in comunione piena con Lui. Ma noi non andiamo da Lui e nemmeno ipotizziamo sia davvero capace di rispondere alle nostre più profonde esigenze. Primo passo per entrare in questa “rinascita” della nostra persona è il crescere nella fede cieca, solo così l’abbandono alla volontà del Padre potrà essere sempre più pieno e perfetto.</p>
<p><span id="more-1994"></span>E’ la via della fede che rende inscalfibile la comunione nostra con Dio. La fede è un dono, va chiesto, invocato, cercato. Ma è anche un atto di volontà il cercarlo, il desiderarlo, il buttarsi e fidarsi ad occhi chiusi. Bisogna fare un saltino cercando di spegnere i pensieri del cervello che ostacolano questo salto e impegnarsi concretamente nel difendere, custodire e far crescere questo dono che, anche in maniera minima, Dio fa a chiunque gratuitamente appena glielo si chieda.</p>
<p>Dio ha bisogno della tua fede in Lui e del tuo “sì” incondizionato per poter realizzare il capolavoro che è racchiuso in te. Ha bisogno che tu sia pazzo d’Amore per Lui e che abbracci con Gioia e senza mezze misure ogni croce che ti verrà donata dalla vita, anche quelle che ti sembreranno importabili. Ha bisogno che tu sia disposto a perderti in quell’abbisso di dolore-amore a cui ti chiama. La meta è la piena cristificazione, la piena configurazione a Cristo, l’essere una cosa sola con Lui, il vivere con Lui, l’operare con Lui. La chiara volontà di Dio per ciascuno di noi: la santità (Cfr. 1Ts 4,3: Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione). E’ il ritrovare in Lui la nostra vera identità, la nostra vera realizzazione, la nostra vera umanità trasfigurata. Il primo passo è inevitabilmente il “fidarci di Lui” come un bimbo (Cfr. Mt 5,20; 18,3-4; 19,14; Gv 3,3.5) in braccio al proprio padre o alla propria madre.</p>
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		<title>La speranza della redenzione</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 04:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saverio Gaeta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>«Possiate trovare la vostra via e dare un contributo alla società secondo le vostre capacità e i doni che Dio vi ha dato». Queste parole di augurio, rivolte da Benedetto XVI a una rappresentanza di detenuti del penitenziario di massima sicurezza di Sulmona, nella loro semplicità esprimono la certezza del Pontefice che in qualsiasi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/07/Sulmona.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2293" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/07/Sulmona-300x200.jpg" alt="" width="281" height="180" /></a>«Possiate trovare la vostra via e dare un contributo alla società secondo le vostre capacità e i doni che Dio vi ha dato». Queste parole di augurio, rivolte da Benedetto XVI a una rappresentanza di detenuti del penitenziario di massima sicurezza di Sulmona, nella loro semplicità esprimono la certezza del Pontefice che in qualsiasi situazione di vita è possibile conservare la speranza.</p>
<p>Nel buio dell’ergastolano rinchiuso in carcere o negli inferi della quotidianità di tante vite che vagano per le strade del mondo, una luce può giungere a rischiarare la strada. L’importante è trovarla, magari con l’aiuto di una guida sicura.<span id="more-2292"></span></p>
<p>È interessante quanto ha detto il vicedirettore della Sala Stampa vaticana, padre Ciro Benedettini: «Il Santo Padre non ha voluto conoscere le loro storie, storie di persone che forse hanno sbagliato, ma che sono pronte a intraprendere la strada della redenzione». Quel che papa Ratzinger ha voluto fare è stato guardare negli occhi questi uomini e donare proprio a loro, soltanto a loro, parole pronunciate a braccio, che sono rimaste nel segreto dei loro cuori, poiché l’incontro è stato considerato privato, senza giornalisti e telecamere.</p>
<p>Certamente però il Pontefice ha espresso la propria stima per le iniziative di lavoro che sono state avviate all’interno del carcere di Sulmona. Possibilità concreta di un riscatto sociale, ma soprattutto morale, di cui la Chiesa si fa testimone e garante.</p>
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		<title>Eterno precipitare (parte seconda…)</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 05:25:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Don Davide Banzato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Se Nietzsche avesse aperto il cuore a Dio invece di combatterlo, col suo spirito sottile avrebbe potuto essere un grandioso santo! Se non si incontra davvero il Cristo Risorto nella propria esistenza, siam come in una camera buia convinti che quello sia il mondo, ostinati a non voler aprire le finestre e la porta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se Nietzsche avesse aperto il cuore a Dio invece di combatterlo, col suo spirito sottile avrebbe potuto essere un grandioso santo! Se non si incontra davvero il Cristo Risorto nella propria esistenza, siam come in una camera buia convinti che quello sia il mondo, ostinati a non voler aprire le finestre e la porta per far entrare la Luce. L’incontro con <strong><em>Chiara Amirante</em></strong> e Nuovi Orizzonti han segnato la mia tappa di conversione facendomi rialzare dal ripiegamento su di me e la missionarietà è stata per me consequenziale. Da una vera e profonda contemplazione ed esperienza di misericordia, nasce necessariamente una missione (Cfr. Es 3,1-12 l’esperienza di Mosè è emblematica a riguardo ed un’ottima icona per meditare, pregare e così scoprire la propria vocazione). L’incontro con l’Amore degli Amori riempie il vuoto esistenziale di ogni uomo di ogni epoca e di ogni luogo…</p>
<p>Quando a <em>Chiara </em>ho chiesto cosa l’avesse spinta ad iniziare ad andare in strada rischiando la vita per evangelizzare, mi ha risposto:</p>
<p>“La mia passione per l’evangelizzazione è nata dalla grande scoperta che ha rivoluzionato la mia vita: la scoperta che Dio è amore e ci ama immensamente, vorrei dire pazzamente. <em>Da principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio… e il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (</em>Gv 1,1.14)<em>! </em> La scoperta di un Dio che è L’Emanuele, il Dio con noi, il Dio che viene ad abitare in mezzo a noi e se le inventa tutte per colorare di cielo il nostro inferno, per riscaldare e illuminare le notti più fredde della nostra anima. Un Dio che si fa Pane di Vita per noi e ci ama fino al punto da prendere su di se ogni nostro grido, piaga, perché, angoscia, dolore, morte…. per farci Dono della pienezza della Sua Pace, Guarigione, Gioia Amore e vita. Ho pensato allora, che se Colui che ci ha creato ci ha amato fino al punto di farsi uomo e ha dato la Sua vita per noi, nelle Parole che Lui ci ha detto non poteva non esserci la Risposta alle domande più profonde del mio cuore in ricerca… e davvero nel Vangelo ho trovato la risposta ad ogni mio Perché, in Gesù ho trovato quella Sorgente d’Acqua Viva capace di saziare la sete del mio cuore sempre inquieto. <span id="more-1992"></span>Vivendo le Sue Parole di Vita ho finalmente assaporato la pienezza della Pace e della Gioia della Resurrezione che Lui è venuto a regalarci: <em>vi dico queste cose perché la mia  Gioia sia in voi e la vostra Gioia sia piena</em> (Gv 15,11)<em>!…</em> un Dono che è costato niente di meno che il sangue di Dio!!! Quando hai vagato nel deserto alla ricerca di una sorgente… se finalmente la trovi non puoi fare a meno di correre dai tuoi fratelli che stanno morendo di sete per gridare: “Eureka, ho trovato… Ho trovato la Sorgente. Chi beve di questa acqua non avrà più sete!!!” Dopo avere sperimentato che la pienezza di Gioia che Gesù ci regala resiste anche alle prove più terribili della vita (ho avuto una malattia dolorosissima che tra l’altro mi ha fatto perdere otto decimi di vista… ora grazie a Dio è tornata perfetta) ho iniziato ad andare di notte in strada a cercare i nostri fratelli più disperati (con problemi di droga, devianza, alcool, aids, prostituzione…) per testimoniare  che Colui che è l’Amore ha sconfitto la morte, ha trasfigurato ogni dolore per farci dono della pienezza della resurrezione. Non immaginavo che il popolo della notte fosse un popolo così sterminato di soli, emarginati, disperati,  di giovani ‘morti nell’anima’ anche se apparentemente vivi, assetati di Amore, desiderosi di conoscere Colui che ha sconfitto la morte. E’ urgentissimo evangelizzare, perché sono troppi i profeti di menzogna che  con le loro seduzioni, e proposte di  paradisi artificiali a basso costo attirano una moltitudine di giovani e li spingono a percorrere vie che conducono alla morte. E’ fondamentale allora incontrare qualcuno che possa testimoniare: “guarda che quella via io l’ho già percorsa, nell’illusione di poter raggiungere la felicità, la libertà, la realizzazione che mi era stata proposta, in realtà ho raccolto solo, morte, schiavitù, disperazione. Ho poi incontrato Colui che è la Via la Verità e la Vita… Lui ha fasciato le piaghe del mio cuore spezzato, ha scardinato le catene che mi avevano imprigionato e mi ha fatto dono della pienezza della Pace e della Gioia della Resurrezione. In questi anni ho incontrato migliaia di giovani disperati imprigionati da piovre di morte, che percorrevano le strade seminando violenza e morte… Ora Grazie all’incontro con Cristo Risorto, percorrono le strade, le piazze, i locali… i deserti delle nostre metropoli per testimoniare che proprio Grazie all’Amore di Dio sono passati dalla ‘morte’ alla pienezza della vita. E’ urgente raggiungere i giovani là dove si trovano… in strada, nelle scuole, nelle discoteche, nei pubs, in tutti i luoghi di aggregazione giovanile. Tenendo presente che oggi più che mai i giovani non hanno bisogno di ‘dotti predicatori’ ma di testimoni, che sappiano testimoniare  con un cuore traboccante di gioia, con un entusiasmo contagioso, le Meraviglie che il Signore ha compiuto. Il mondo sta morendo per mancanza di amore, è indispensabile che mettiamo un grandissimo impegno nell’annunziare con forza la  Verità, la Meravigliosa Notizia del Vangelo e nel portare l’abbraccio di misericordia e di tenerezza di Colui che così pazzamente ci ha amato a coloro che non hanno conosciuto l’Amore. L’Amore fa rifiorire la Gioia di vivere nei deserti del mondo.”</p>
<p>Non mi resta che dire a nome di tutti noi: grazie Chiara!</p>
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		<title>(s)provveduti agnelli in mezzo ai lupi (scampoli d&#8217;omelia nella XIV domenica del tempo ordinario)</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 16:18:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Don Luigi Maria Epicoco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center"></p> <p>In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><em><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/07/inviati-a-due-a-due-colored.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2281" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/07/inviati-a-due-a-due-colored.jpg" alt="" width="413" height="303" /></a></em></p>
<p><em>In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.<br />
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.<br />
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.<br />
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».<br />
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».</em></p>
<p>Il vangelo di Luca di oggi inizia con questa nuova <em>nomination</em> di Gesù: altri settantadue discepoli. E&#8217; un maniera come un altra per dire che il messaggio che Gesù è venuto a portare non è proprietà dei soli apostoli, ma di tutti i cristiani, di tutti i discepoli.<span id="more-2280"></span> Troppo spesso deleghiamo &#8220;ai preti&#8221; il nocciolo del cristianesimo, e ci accontentiamo di vivere un pò da spettatori la nostra vita. Gesù non la pensava così, e per questo spreca continuamente il verbo &#8220;andare&#8221;. Egli sà che non è il mondo che deve andare dai discepoli, ma i discepoli devono andare nel mondo. Tutti i discepoli, non solo alcuni. Non possiamo aspettare che qualcuno si accorga della nostra fede, dobbiamo essere i primi a raccontarla, ad annunciarla, ad attuarla, a renderla credibile al mondo. Il vangelo deve tornare nel suo luogo teologico principale: la strada, il luogo dove la nostra vita scorre, avviene, si realizza.  La prima mossa spetta a noi e non al mondo. E sopratutto c&#8217;è una grande sproporzione tra quanti siamo e ciò che ci aspetta: &#8220;la messe è molta ma gli operai sono  pochi. Pregate perchè ne mandi altri&#8221;. Non solo c&#8217;è sproporzione di numero ma c&#8217;è anche urgenza di tempo (&#8220;per strada non salutate nessuno&#8221;, quasi a dire di non perdere tempo in discussioni inutili, bisogna andare alla sostanza, perchè il tempo è poco), e c&#8217;è una sproprozione di mezzi: &#8220;come agnelli in mezzo ai lupi&#8221;. Gesù sà bene che non è una lotta tra lupi e lupi, ma tra lupi e agnelli. Gli agnelli sono indifesi, deboli, incapaci di far del male, ma allo stesso tempo sono puri, docili, amabili, umili. Tutte qualità, però, che non fermano la forza e la violenza dei lupi. Ma Gesù ci ha insegnato a non temere i lupi, a non diventare come loro. La nostra fedeltà a Cristo passa attraverso la consapevolezza che Egli vuole che ci fidiamo di Lui e non dei lupi. E fidarsi di Lui significa non avere paura dei lupi, non avere paura di essere messi fuori dal coro, di essere emarginati, trattati male, perseguitati e a volte anche uccisi, &#8220;mangiati&#8221;. Una vita spesa con un senso grande, vale molto più di tanta sopravvivenza vigliacca, fatta di continui compromessi e sottomissioni alle logiche dei lupi. Il problema è che i lupi non sono solo gli altri, a volte questi lupi sono dentro di noi, sono le nostre cattive abitudini, la nostra pigrizia, le nostre frustrazioni, le nostre paure. Essere cristiani significa affrontare e vincere innanzitutto questo branco di lupi che molto spesso ci portiamo dentro, e solo dopo affrontare i lupi che sono fuori di noi. Rimane il fatto che però dobbiamo combattere con la mansuetudine degli agnelli e non con le armi dei lupi. Agnelli coraggiosi, che non scappano.  Un cristianesimo violento, in tutte le forme (anche quelle verbali), non è contemplato nell&#8217;insegnamento di Gesù.</p>
<p>La conclusione del vangelo è grondante di esaltazione: <em>&#8220;I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome»&#8221;</em>. Si, perchè una delle notizie più belle del cristianesimo è che ciò che tu pensavi essere non superabile, non sconfingibile, in realtà si sottomette a te quando cominci a vivere così e ad annunciare ciò che ti sforzi di vivere. Il male soccombe sempre sotto l&#8217;onda d&#8217;urto del binomio fede e nostra libertà. Il problema vero è che non basta vincere una volta, dobbiamo combattere sempre fino all&#8217;ultimo istante della nostra vita, quando da copione perderemo, ma acceteremo quella sconfitta sapendo che è stata vinta da Cristo anche per noi. </p>
<p>E oggi Cristo, fissando ciascun0 dei nostri occhi pronuncierà ancora una volta questa meravigliosa formula di coraggio che non potrà lasciarci indifferenti:  <em>&#8220;Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore.<strong> Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi</strong>. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli»&#8221;.</em> Ricordiamocelo spesso, sopratutto quando la conta dei nsotri fallimenti tende ad oscurare la nostra speranza.</p>
<p>(La vignetta è di don Giovanni Berti <img src='http://www.egioiasia.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  )</p>
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		<title>Per una rinnovata evangelizzazione</title>
		<link>http://www.egioiasia.com/2010/06/30/per-una-rinnovata-evangelizzazione/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 04:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saverio Gaeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.egioiasia.com/?p=2274</guid>
		<description><![CDATA[<p>Senza dubbio potrebbe tramutarsi nell’ennesimo ufficio burocratico della Curia vaticana. Ma, se funzionerà secondo le aspettative di Benedetto XVI, il Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione – la cui istituzione è stata significativamente annunciata da Papa Ratzinger durante la celebrazione per i santi Pietro e Paolo – potrebbe rivelarsi un’iniziativa storica.</p> <p>L’obiettivo del Pontefice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/06/Papa.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2275" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/06/Papa.jpg" alt="" width="124" height="94" /></a>Senza dubbio potrebbe tramutarsi nell’ennesimo ufficio burocratico della Curia vaticana. Ma, se funzionerà secondo le aspettative di Benedetto XVI, il Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione – la cui istituzione è stata significativamente annunciata da Papa Ratzinger durante la celebrazione per i santi Pietro e Paolo – potrebbe rivelarsi un’iniziativa storica.</p>
<p>L’obiettivo del Pontefice è di combattere l’«eclissi del senso di Dio» che si sta manifestando in un Occidente sempre più secolarizzato. Ma anche nei deserti di questo mondo, è la convinzione espressa da Benedetto XVI, «l’uomo del terzo millennio desidera una vita autentica e piena, ha bisogno di verità, di libertà profonda, di amore gratuito» e la sua anima «ha sete di Dio, del Dio vivente».<span id="more-2274"></span></p>
<p>Ciò che preme al Papa è rispondere alla sfida di quelle nazioni «in cui il Vangelo ha messo da lungo tempo radici, dando luogo a una vera tradizione cristiana, ma dove negli ultimi secoli il processo di secolarizzazione ha prodotto una grave crisi del senso della fede cristiana e dell’appartenenza alla Chiesa». Una sfida che in sostanza sollecita a «trovare mezzi adeguati per riproporre la perenne verità del Vangelo di Cristo».</p>
<p>Benedetto XVI è consapevole della portata di ciò che attende la Chiesa: «Le sfide dell’epoca attuale sono certamente al di sopra delle capacità umane: lo sono le sfide storiche e sociali, e a maggior ragione quelle spirituali». Ma la certezza del Papa è chiara e la sua speranza incrollabile: «La Chiesa è nel mondo un’immensa forza rinnovatrice, non certo per le sue forze, ma per la forza del Vangelo, in cui soffia lo Spirito Santo di Dio, il Dio creatore e redentore del mondo».</p>
<p>E allora proviamo a lanciare anche un auspicio, affinché tra i consultori del nuovo Pontificio Consiglio vengano inseriti i protagonisti della nuova evangelizzazione, quella fatta sul campo, sotto il torrido sole delle spiagge e alla luce dei fiochi lampioni nelle nottate delle stazioni. Qualche nome? Nessun dubbio: Chiara Amirante e don Davide Banzato. E se qualcuno, più esperto di me nei <em>social network</em>, volesse lanciare questa proposta su Facebook e siti similari sarà il benvenuto.</p>
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