Giacomo Pavanello | Crea il tuo badge

“Di te ha detto il mio cuore, cercate il Suo volto. Il Tuo volto Signore, io cerco, non nascondermi il Tuo volto”.
“Nelle Tue mani sono i miei giorni”.
Ricerca e fede. Sono state queste le due compagne della mia vita. Ho passato anni di buio in cui mi sono chiesto cosa volesse Dio da me e per me. Anni di “vocazione”; anni in cui intuisci, ma non capisci. Anni di ricerca che sfocia nel salto nel buio della fede, un buio miracolosamente luminoso.
Il 25 aprile 1997, dopo un periodo di disorientamento totale, di scelte sbagliate, di amicizie fasulle, di sudore, di non senso, di dolore ingoiato, di morte lenta, ecco che arriva il Dio dell’imprevisto. Quel Dio che non vedi, non conosci, non capisci, ma che subito ti scalda il cuore di un calore e di un amore che mai prima avevi provato. Mi trovo catapultato in un istante in un mondo colorato, luminoso e vivo che mai prima avevo conosciuto: è il mondo della relazione con chi ti ama. Ma perché mi chiami per nome? Di cosa hai bisogno? Cosa mi chiedi? Ricordo i kilometri di quella strada di montagna percorsi febbrilmente alla ricerca di una risposta che non arrivava. L’unica realtà, quasi palpabile, era la volontà d’Amore di un Dio che iniziavo a conoscere. Questa l’unica risposta di senso compiuto. Dio voleva semplicemente amarmi, e farmi percepire nella sua grandezza ciò che da sempre provava per me.
Ma io ho preso paura, e mi sono nascosto, facendo resistenza. Sapevo che se gli avessi risposto donandogli il mio cuore, tutto sarebbe cambiato, e avevo paura. Paura che la mia vita ne uscisse stravolta, nella certezza che avrei dovuto abbandonare le mie terre di esilio, i miei “egitti” in cui ero schiavo, ma che tutto sommato mi permettevano di sopravvivere. Il mio Papino del Cielo non voleva vedermi sopravvivere; voleva vedermi vivere e per questo mi diede la Vita.
Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre. Che fascino…
A 16-17 anni la mia vita prendeva una piega inaspettata: l’Amore degli amori mi chiamava a sé per riempirmi il cuore di Sé… e io non potevo tenere tutta questa grazia per me. Furono le mie prime evangelizzazioni. E che gioia portare qualcuno da Lui!!! Quanta gioia a vedere tanta gente che s’innamorava di Lui. Una gioia che ad un certo punto diventa progetto di vita. “Farò di te un pescatore di uomini”.
Ma con tutta la gente che c’è, proprio a me deve capitare?
“Nella tua debolezza si manifesta la mia potenza”. Ok Signore, ho già capitolato una volta, si vada per la seconda! Nelle tue mani sono i miei giorni Signore, mi fido, pensaci tu.
Ecco così che mi trovo incamminato sulla strada della formazione al sacerdozio, inserito in un cammino diocesano. Vivo anni di alti e bassi, in cui domande mai assopite si sposano con ferite mai rimarginate. Così dopo qualche tempo mi trovo di nuovo in ballo, di nuovo nel buio della fede.
La voglia di mollare tutto è forte, così come è grande la tentazione di cedere alla menzogna del tradimento di Dio. Grazie Gesù, perché è prevalso ancora una volta l’abbandono: nelle tue mani sono i miei giorni.
Due angeli custodi scelgono di condividere con me la pazzia del Cammino di Santiago. Quasi 750 kilometri a piedi sulla rotta della tomba dell’apostolo Giacomo, un mese in cui mettermi sulla strada giusta, in cui rifare l’esperienza dei discepoli di Emmaus. La liturgia delle ore il primo giorno di cammino propone le parole del salmo: “Il tuo volto Signore io cerco…”. L’ultimo giorno, sulla sponda dell’Oceano Atlantico, il salmo recita ancora “Il tuo volto Signore io cerco…”. Sulla credencial, la carta d’identità di ogni pellegrino, ci sono stampate parole a me care: “Il tuo volto Signore io cerco”.
Torno in Italia con la grinta di un leone e la certezza che tutta la vita la trascorrerò a cercare Dio, ma sarà Lui a trovarmi. “Nelle tue mani sono i miei giorni”, questa era ed è la mia certezza.
Motivi di studio mi portano a conoscere l’esistenza di una strana comunità, Nuovi Orizzonti, guidata da una giovane donna. Mi interessa la cosa, ma sempre e solo per motivi intellettuali (povera mente…).
Le coincidenze divine mi fanno scoprire, nel giro di pochi giorni, che quella giovane donna è di passaggio nella mia città di lì a qualche giorno. Ancora una volta cieco davanti all’evidenza della Provvidenza, mi reco all’incontro-testimonianza per capirne di più, in vista di una tesi da stendere.
Ed ecco che alle parole di Chiara, che scorrono nella mia mente e nel mio cuore come acqua rinfrescante, si uniscono lacrime a solcare un deserto ormai fin troppo arido. Subito la certezza del cuore mi parla. Il riporre il mio futuro nelle mani di Dio ha dato i suoi frutti. Nuovi Orizzonti stava vivendo quell’esperienza di Chiesa che sognavo di vivere da tempo, quella gioia che disperatamente cercavo a destra e sinistra senza trovarla.
Da quel giorno ogni passo della mia vita mi ha avvicinato a Piglio, casa madre di Nuovi Orizzonti.
In Chiara, nei ragazzi della comunità, trovavo quella gioia che il mondo non sa dare, quella speranza troppe volte tradita, nei loro occhi quella luce che avevo smarrito. Ogni tassello andava con calma al suo posto, con la pazienza del contadino che ha seminato e che attende i frutti del campo. All’entrata in comunità ho iniziato a scendere in profondità, toccando inferi che dentro di me avevo sepolto dimenticandomi che il Dio dell’Unità non lavora a metà, ma vuole salvare tutta la vita di ognuno. Lì ho ritrovato Gesù Cristo, che aveva scelto di farsi dolore, il mio dolore… morte, la mia morte, per trasfigurare tutto e darmi gioia e vita.
Lì ho ritrovato la mia vocazione, il senso di una donazione totale e totalizzante.
Lì ho ricominciato a vivere, trascinato da Colui che risorgendo mi portava alla luce.
Il 25 aprile 2009, il vescovo mons. Domenico Sigalini mi ha ordinato diacono. Il primo novembre dello stesso anno sono poi stato ordinato presbitero.
Ho trovato il volto di Dio, e non mi è stato nascosto. È dietro gli sfregi dei cuori che ascolto, negli occhi di un bambino violato, nella fatica di un parto alla vita vera che fatica a venire, nelle lacrime di chi non si accetta, nella morte lenta e dolorosa di chi ha abbandonato la fonte della vita. È anche nella speranza che albeggia nelle anime di tanti che scelgono di ricominciare a vivere, nella gioia di chi risorge, nell’esultanza di chi ha scoperto per chi vivere e non più per cosa sopravvivere. Di quel volto mi sono innamorato… di quel Dio che non mi ha mai abbandonato, ma che si è fatto abbandono per farsi trovare. Grazie Gesù, lode e gloria a te!!!
Don Giacomo Pavanello è nato a Padova il 6 marzo 1981.
Ha frequentato il Liceo Scientifico Fermi, iscrivendosi poi agli studi teologici presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, ora diventata Facoltà Teologica del Triveneto, sezione di Padova.
Ha conseguito il baccellierato in Teologia il 25 giugno 2005.
Ha conseguito la licenza in Teologia Pastorale il 6 ottobre 2009.
Ha ricevuto l’ordinazione diaconale nella Cattedrale di Palestrina il 25 aprile 2009, per la preghiera e l’imposizione delle mani di S.E. mons. Domenico Sigalini.
Ha ricevuto l’ordinazione presbiterale nella Cattedrale di Palestrina il primo novembre 2009, per la preghiera e l’imposizione delle mani di S.E. mons. Domenico Sigalini.
All’interno della Comunità Nuovi Orizzonti è responsabile dell’Area Evangelizzazione- Prevenzione e Sensibilizzazione.







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