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	<title>...E Gioia Sia! &#187; Saverio Gaeta</title>
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	<description>Condivisioni su temi di Attualità e sul Vangelo alla luce del carisma di Chiara Amirante e di Nuovi Orizzonti</description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Sep 2010 05:49:56 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Buon compleanno alla Madonna</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 04:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saverio Gaeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Oggi, 5 agosto, Maria compie 2026 anni. Sì, proprio lei, la nostra Mamma. Apparendo a Medjugorje con il titolo di Regina della pace, ella stessa lo ha rivelato ai veggenti. E in questa occasione ama ricevere gli auguri dei ragazzi, con i quali scambia realmente abbracci e baci.</p> <p>Dunque associamoci anche noi con gioia ai festeggiamenti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/08/Madonna.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2340" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/08/Madonna-226x300.jpg" alt="" width="193" height="244" /></a>Oggi, 5 agosto, Maria compie 2026 anni. Sì, proprio lei, la nostra Mamma. Apparendo a Medjugorje con il titolo di Regina della pace, ella stessa lo ha rivelato ai veggenti. E in questa occasione ama ricevere gli auguri dei ragazzi, con i quali scambia <em>realmente</em> abbracci e baci.</p>
<p>Dunque associamoci anche noi con gioia ai festeggiamenti. E imploriamo la protezione della Madonna con una bella <em>Ave Maria</em>, oppure con la straordinaria preghiera che la tradizione attribuisce a san Bernardo di Chiaravalle: «Ricordati, o piissima Vergine Maria, non essersi mai udito al mondo che alcuno abbia fatto ricorso al tuo patrocinio, implorato il tuo aiuto, chiesto la tua protezione e sia stato abbandonato. Animato da tale fiducia, a te ricorro, o Madre, o Vergine delle vergini, a te vengo e, peccatore contrito, innanzi a te mi prostro. Non volere, o Madre del Verbo, disprezzare le mie preghiere, ma ascoltami propizia ed esaudiscimi. Amen».</p>
<p><span id="more-2338"></span></p>
<p>È un testo capace di accompagnarci nella quotidianità del nostro cammino, anche in questo periodo estivo che può rappresentare un tempo per recuperare le energie, per attuare l’evangelizzazione di spiaggia che tanti frutti ha portato in questi anni, per smaltire qualche impegno arretrato.</p>
<p>Vi confido che per me sarà un tempo di intensa attività. In vista del trentennale di Medjugorje, sto rileggendo tutta la documentazione esistente sulle apparizioni e sulle vicende connesse, con l’obiettivo di approfondire e comprendere la vera storia di questo incommensurabile evento. Il materiale è enorme e dovrò dedicarvi ogni spazio libero delle mie giornate. Perciò stacco per un po’ da ogni altra attività, compreso questo blog. Ma il cuore rimane sempre connesso&#8230;</p>
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		<title>Se la Chiesa perde fiducia</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 04:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saverio Gaeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Qualche volta vale la pena di prestare attenzione ai sondaggi d’opinione, pure se ciò di cui parliamo in questo ambito ha generalmente a che fare con la fede, piuttosto che con la semplice fiducia. Ma la recente indagine dell’ISPO sulle istituzioni che riscuotono maggiormente la fiducia degli italiani ha messo in luce una situazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/07/SanPietro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2305" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/07/SanPietro.jpg" alt="" width="137" height="99" /></a>Qualche volta vale la pena di prestare attenzione ai sondaggi d’opinione, pure se ciò di cui parliamo in questo ambito ha generalmente a che fare con la fede, piuttosto che con la semplice fiducia. Ma la recente indagine dell’ISPO sulle istituzioni che riscuotono maggiormente la fiducia degli italiani ha messo in luce una situazione significativa, che propone anche a noi qualche interrogativo.</p>
<p>Nell’arco di un anno, dal luglio 2009 a oggi, manifestano «molta» o «moltissima» fiducia nella Chiesa il 13 per cento in meno di italiani (si è passati dal 69,8% al 56,9%). E se fra chi si dichiara totalmente laico questa percentuale è diminuita dal 46 al 28, anche fra chi va a Messa almeno una volta a settimana, e dunque è considerato un praticante assiduo, il calo è netto: dall’87 all’81 per cento.<span id="more-2304"></span></p>
<p>Ovviamente la spiegazione data dai curatori della ricerca è connessa alle vicende dell’attualità. Il repentino calo di credibilità viene attribuito ai diversi scandali legati a personalità ecclesiastiche – e in primo luogo la pedofilia – che negli ultimi dodici mesi hanno colpito l’attenzione dell’opinione pubblica.</p>
<p>Ma ciò non è sufficiente a chiudere la questione. Se i peccati personali di un certo numero di sacerdoti e di vescovi inficiano la fiducia nell’intera istituzione ecclesiastica vuol dire, a mio parere, che si è perso il senso di ciò che è realmente la Chiesa: segno dell’assoluto, presenza viva di Cristo sulla terra, immagine di una comunità che guarda verso l’eternità.</p>
<p>E allora il richiamo per tutti noi che di questa comunità siamo ben lieti di essere membri è anche una sfida: riuscire a trasmettere a quanti sono sfiduciati e si limitano a guardare alla Chiesa unicamente con occhio umano la bellezza dell’esperienza di gioia che abbiamo appreso a Nuovi Orizzonti. L’estate, con tutti gli incontri che offrirà (anche, ma non solo, nelle missioni di spiaggia), rappresenterà un valido banco di prova.</p>
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		<title>La speranza della redenzione</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 04:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saverio Gaeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>«Possiate trovare la vostra via e dare un contributo alla società secondo le vostre capacità e i doni che Dio vi ha dato». Queste parole di augurio, rivolte da Benedetto XVI a una rappresentanza di detenuti del penitenziario di massima sicurezza di Sulmona, nella loro semplicità esprimono la certezza del Pontefice che in qualsiasi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/07/Sulmona.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2293" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/07/Sulmona-300x200.jpg" alt="" width="281" height="180" /></a>«Possiate trovare la vostra via e dare un contributo alla società secondo le vostre capacità e i doni che Dio vi ha dato». Queste parole di augurio, rivolte da Benedetto XVI a una rappresentanza di detenuti del penitenziario di massima sicurezza di Sulmona, nella loro semplicità esprimono la certezza del Pontefice che in qualsiasi situazione di vita è possibile conservare la speranza.</p>
<p>Nel buio dell’ergastolano rinchiuso in carcere o negli inferi della quotidianità di tante vite che vagano per le strade del mondo, una luce può giungere a rischiarare la strada. L’importante è trovarla, magari con l’aiuto di una guida sicura.<span id="more-2292"></span></p>
<p>È interessante quanto ha detto il vicedirettore della Sala Stampa vaticana, padre Ciro Benedettini: «Il Santo Padre non ha voluto conoscere le loro storie, storie di persone che forse hanno sbagliato, ma che sono pronte a intraprendere la strada della redenzione». Quel che papa Ratzinger ha voluto fare è stato guardare negli occhi questi uomini e donare proprio a loro, soltanto a loro, parole pronunciate a braccio, che sono rimaste nel segreto dei loro cuori, poiché l’incontro è stato considerato privato, senza giornalisti e telecamere.</p>
<p>Certamente però il Pontefice ha espresso la propria stima per le iniziative di lavoro che sono state avviate all’interno del carcere di Sulmona. Possibilità concreta di un riscatto sociale, ma soprattutto morale, di cui la Chiesa si fa testimone e garante.</p>
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		<title>Per una rinnovata evangelizzazione</title>
		<link>http://www.egioiasia.com/2010/06/30/per-una-rinnovata-evangelizzazione/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 04:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saverio Gaeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Senza dubbio potrebbe tramutarsi nell’ennesimo ufficio burocratico della Curia vaticana. Ma, se funzionerà secondo le aspettative di Benedetto XVI, il Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione – la cui istituzione è stata significativamente annunciata da Papa Ratzinger durante la celebrazione per i santi Pietro e Paolo – potrebbe rivelarsi un’iniziativa storica.</p> <p>L’obiettivo del Pontefice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/06/Papa.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2275" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/06/Papa.jpg" alt="" width="124" height="94" /></a>Senza dubbio potrebbe tramutarsi nell’ennesimo ufficio burocratico della Curia vaticana. Ma, se funzionerà secondo le aspettative di Benedetto XVI, il Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione – la cui istituzione è stata significativamente annunciata da Papa Ratzinger durante la celebrazione per i santi Pietro e Paolo – potrebbe rivelarsi un’iniziativa storica.</p>
<p>L’obiettivo del Pontefice è di combattere l’«eclissi del senso di Dio» che si sta manifestando in un Occidente sempre più secolarizzato. Ma anche nei deserti di questo mondo, è la convinzione espressa da Benedetto XVI, «l’uomo del terzo millennio desidera una vita autentica e piena, ha bisogno di verità, di libertà profonda, di amore gratuito» e la sua anima «ha sete di Dio, del Dio vivente».<span id="more-2274"></span></p>
<p>Ciò che preme al Papa è rispondere alla sfida di quelle nazioni «in cui il Vangelo ha messo da lungo tempo radici, dando luogo a una vera tradizione cristiana, ma dove negli ultimi secoli il processo di secolarizzazione ha prodotto una grave crisi del senso della fede cristiana e dell’appartenenza alla Chiesa». Una sfida che in sostanza sollecita a «trovare mezzi adeguati per riproporre la perenne verità del Vangelo di Cristo».</p>
<p>Benedetto XVI è consapevole della portata di ciò che attende la Chiesa: «Le sfide dell’epoca attuale sono certamente al di sopra delle capacità umane: lo sono le sfide storiche e sociali, e a maggior ragione quelle spirituali». Ma la certezza del Papa è chiara e la sua speranza incrollabile: «La Chiesa è nel mondo un’immensa forza rinnovatrice, non certo per le sue forze, ma per la forza del Vangelo, in cui soffia lo Spirito Santo di Dio, il Dio creatore e redentore del mondo».</p>
<p>E allora proviamo a lanciare anche un auspicio, affinché tra i consultori del nuovo Pontificio Consiglio vengano inseriti i protagonisti della nuova evangelizzazione, quella fatta sul campo, sotto il torrido sole delle spiagge e alla luce dei fiochi lampioni nelle nottate delle stazioni. Qualche nome? Nessun dubbio: Chiara Amirante e don Davide Banzato. E se qualcuno, più esperto di me nei <em>social network</em>, volesse lanciare questa proposta su Facebook e siti similari sarà il benvenuto.</p>
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		<title>Preti: un patrono “mancato”</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 04:30:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saverio Gaeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Era già stato annunciato da tempo. E invece, a conclusione dell’Anno sacerdotale, il santo Curato d’Ars non è stato proclamato patrono del clero mondiale. Nessun documento ufficiale ha dato seguito a quanto aveva comunicato l’Ufficio delle celebrazioni liturgiche: «San Giovanni Maria Vianney è stato al centro dell’Anno sacerdotale e in questa occasione sarà proclamato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/06/Curato.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2231" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/06/Curato.jpg" alt="" width="145" height="186" /></a>Era già stato annunciato da tempo. E invece, a conclusione dell’Anno sacerdotale, il santo Curato d’Ars non è stato proclamato patrono del clero mondiale. Nessun documento ufficiale ha dato seguito a quanto aveva comunicato l’Ufficio delle celebrazioni liturgiche: «San Giovanni Maria Vianney è stato al centro dell’Anno sacerdotale e in questa occasione sarà proclamato dal Santo Padre patrono di tutti i sacerdoti».</p>
<p>Ma in realtà era da più di un anno che la decisione sembrava presa. Dopo la plenaria della Congregazione per il Clero, il 16 marzo 2009 la Sala Stampa vaticana emise un comunicato nel quale affermava che «durante questo Anno giubilare Benedetto XVI proclamerà san Giovanni Maria Vianney “Patrono di tutti i sacerdoti del mondo”».<span id="more-2230"></span></p>
<p>La spiegazione del portavoce padre Lombardi è stata che «il Santo Padre ha preferito conservare al santo Curato d’Ars il titolo specifico di “Patrono dei parroci”, dato che questo è stato il suo ministero proprio, mentre vi sono molte altre figure di sacerdoti che possono essere di ispirazione e modello per coloro che svolgono numerose altre forme di ministero sacerdotale».</p>
<p>Benedetto XVI, nella sua omelia, è comunque stato netto nel definirlo «modello del ministero sacerdotale nel nostro mondo». E tuttora il sito Internet ufficiale della Congregazione per il Clero mostra che il programma di venerdì 11 giugno era: «Santa Messa &#8211; <em>Solennità del S. Cuore di Gesù &#8211; Rinnovo delle promesse sacerdotali &#8211; Curato d’Ars proclamato Patrono dei sacerdoti</em>».</p>
<p>Nessuna volontà di fare dietrologie o di immaginare complotti. Ma da più parti è stata rilevata la stranezza di un annuncio cui non è corrisposta l’attuazione. Di fatto, che cosa faceva il Curato Vianney? Confessava, predicava, adorava l’Eucaristia: gesti che oggi, per qualcuno, non sembrano così attuali da venire proposti a esempio? Il dubbio resta e personalmente sono convinto che un episodio come questo non debba cadere nel dimenticatoio. Anche per mostrare la nostra gratitudine a tutti quei sacerdoti che continuano a perpetuare il carisma di questo grande santo.</p>
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		<title>Sacerdoti e martiri d’oggi</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 04:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saverio Gaeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>In questi giorni termina l’Anno sacerdotale, che Benedetto XVI ha voluto in coincidenza con le solenni celebrazioni per il santo Curato d’Ars. Proprio nella settimana conclusiva, due eventi hanno messo in risalto con forza che cosa sia chiesto ai nostri preti sulle frontiere della testimonianza della fede.</p> <p>A Iskenderun, l’arcivescovo Padovese – presidente della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/06/Padovese.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2100" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/06/Padovese.jpg" alt="" width="156" height="119" /></a>In questi giorni termina l’Anno sacerdotale, che Benedetto XVI ha voluto in coincidenza con le solenni celebrazioni per il santo Curato d’Ars. Proprio nella settimana conclusiva, due eventi hanno messo in risalto con forza che cosa sia chiesto ai nostri preti sulle frontiere della testimonianza della fede.</p>
<p>A Iskenderun, l’arcivescovo Padovese – presidente della Conferenza episcopale turca – è stato ucciso dal suo autista, sedicente pazzo, ma più probabilmente un integralista islamico che ha voluto compiere un omicidio rituale. A Varsavia, don Popieluszko – “cappellano” del movimento di Solidarnosc – è stato beatificato a ventisei anni dall’assassinio da parte della polizia segreta polacca.<span id="more-2099"></span></p>
<p>Per noi questo binomio deve rappresentare un segno visibile del perenne eroismo con cui la quasi totalità dei consacrati vive la propria esistenza, come offerta totale a Dio e ai fratelli in nome del Vangelo. Ma deve anche richiamarci tutti, e soprattutto chi ha potere e responsabilità a tale riguardo, a una solidarietà che non sia soltanto di facciata.</p>
<p>Lo scorso anno, portando un saluto alla Conferenza della Cei, Padovese aveva denunciato gli atti di violenza e di intimidazione nei confronti di sacerdoti e di semplici fedeli. E poi aveva chiesto all’Italia di seguire la vita delle minoranze cristiane in Medio Oriente, dando voce a chi non è sempre in grado di far sentire la sua. È un appello che da tante parti ci viene rivolto e che occorre portare a compimento.</p>
<p>Ma il senso di tutto ciò monsignor Padovese lo chiarì in anticipo nel 2006, celebrando il funerale del sacerdote italiano Andrea Santoro, ucciso a Trebisonda: «Noi perdoniamo chi ha compiuto questo gesto. Chi ha voluto cancellare la presenza fisica di don Santoro, non sa che ora la sua testimonianza è più forte». Parole che oggi assumono il valore di un testamento spirituale.</p>
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		<title>Vivere è meglio che vivacchiare</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 04:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saverio Gaeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>I vescovi italiani hanno deciso: gli Orientamenti pastorali per il decennio 2011-2020 saranno incentrati sulla dimensione educativa. È una sfida che i pastori desiderano intraprendere insieme con tutta la comunità ecclesiale, nella consapevolezza che il senso pieno dell’educare consiste nell’aiutare l’altro «a introdursi in modo critico e responsabile alla realtà intera».</p> <p>Troppo spesso le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/05/vescovi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2031" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/05/vescovi.jpg" alt="" width="124" height="93" /></a>I vescovi italiani hanno deciso: gli <em>Orientamenti pastorali</em> per il decennio 2011-2020 saranno incentrati sulla dimensione educativa. È una sfida che i pastori desiderano intraprendere insieme con tutta la comunità ecclesiale, nella consapevolezza che il senso pieno dell’educare consiste nell’aiutare l’altro «a introdursi in modo critico e responsabile alla realtà intera».</p>
<p>Troppo spesso le vicende della cronaca quotidiana ci mettono dinanzi agli occhi episodi che vengono liquidati come «bravate» o «raptus», e altre simili definizioni più o meno assolutorie. Ma in realtà, come ha sottolineato il presidente della Conferenza episcopale italiana Angelo Bagnasco, «con evidenza si tratta anzitutto di vistosi deficit nella filiera educativa», sintomi di una situazione in cui «il vuoto di valori sfocia immediatamente nel disagio, se non nella disintegrazione sociale».<span id="more-2029"></span></p>
<p>Sintetizzando quale sia il compito che ci attende tutti, il cardinale Bagnasco ha utilizzato parole forti: «Bisogna che si affermi una generazione di adulti che non sfuggano dalle proprie responsabilità, perché disposti a mettersi in gioco, a onorare le scelte qualificanti e definitive, a cogliere – loro per primi – la differenza abissale tra il vivere e il vivacchiare».</p>
<p>Nella capacità di distinguere ciò che è bene da ciò che è male, nell’attenzione a disciplinare i sentimenti e le emozioni, nella serietà con cui ci si alza ogni mattina per adempiere il proprio compito si incarna, secondo l’illuminato giudizio dei vescovi, la vera educazione. Che non è qualcosa di decisivo unicamente sotto il profilo ecclesiale, ma ha una ineludibile valenza anche storica, sociale e politica.</p>
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		<title>Le priorità di famiglia e lavoro</title>
		<link>http://www.egioiasia.com/2010/05/26/le-priorita-di-famiglia-e-lavoro/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 04:30:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saverio Gaeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>È stato un discorso articolato, quello che il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha pronunciato in apertura del consueto incontro annuale dei vescovi. Ma quasi tutti i giornali si sono soffermati unicamente sulle questioni relative alla pedofilia, ignorando le altre tematiche di forte impatto socio-ecclesiale. Vale dunque la pena di spendere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/05/Bagnasco.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1973" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/05/Bagnasco.jpg" alt="" width="122" height="157" /></a>È stato un discorso articolato, quello che il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha pronunciato in apertura del consueto incontro annuale dei vescovi. Ma quasi tutti i giornali si sono soffermati unicamente sulle questioni relative alla pedofilia, ignorando le altre tematiche di forte impatto socio-ecclesiale. Vale dunque la pena di spendere qualche riga per non farne cadere almeno qualcuna nel dimenticatoio.</p>
<p>Innanzitutto la forte sottolineatura del senso della famiglia oggi, in un momento nel quale «l’Italia sta andando verso un lento suicidio demografico» a causa della scarsa natalità. Perciò Bagnasco chiede ai responsabili della cosa pubblica «una politica che sia orientata ai figli». In particolare la richiesta è in favore del «quoziente familiare», cioè della tassazione che tiene conto di tutti i componenti della famiglia: «L’innovazione che si attende e che può liberare l’avvenire della nostra società».<span id="more-1972"></span></p>
<p>L’altro perno essenziale indicato dal cardinale è il lavoro, la cui mancanza sta «creando situazioni di disagio pesante nell’ambito delle famiglie giovani e meno giovani, in ogni regione d’Italia». Quello che appare necessario è un «supplemento di sforzo e di cura» da parte dell’intera classe dirigente del Paese, «puntando come metodo a un responsabile coinvolgimento di tutti nell’opera che si presenta sempre più ardua».</p>
<p>Nei momenti difficili, la Chiesa cerca sempre di essere presente come fattore di stimolo, nell’attenzione soprattutto ai più deboli. Per questo anche le prossime celebrazioni per il 150° dell’unità d’Italia non sono rimaste estranee alle riflessioni del presidente Cei, che ha rimarcato come i cattolici siano stati «tra i soci fondatori di questo Paese» e desiderino oggi contribuire a «un nuovo innamoramento dell’essere italiani».</p>
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		<title>L’Europa nel tempo delle galline?</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 04:30:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saverio Gaeta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Recentemente ho ascoltato una riflessione dello storico Andrea Riccardi e sono rimasto colpito da una domanda che ha lasciato cadere sull’uditorio, dopo aver citato una frase dello scrittore Ignazio Silone: «A udire questi due nomi, san Benedetto, san Francesco, uno sente piegarsi le ginocchia. I fondatori sono di solito delle aquile, i seguaci delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/05/Bandiera-europea.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1936" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/05/Bandiera-europea-300x215.jpg" alt="" width="284" height="203" /></a>Recentemente ho ascoltato una riflessione dello storico Andrea Riccardi e sono rimasto colpito da una domanda che ha lasciato cadere sull’uditorio, dopo aver citato una frase dello scrittore Ignazio Silone: «A udire questi due nomi, san Benedetto, san Francesco, uno sente piegarsi le ginocchia. I fondatori sono di solito delle aquile, i seguaci delle galline».</p>
<p>L’interrogativo del professor Riccardi era rivolto all’attualità: «Dopo i grandi cristiani del Novecento, siamo nel tempo delle galline? O in quello dei sonnambuli, gente che cammina nella vita senza visione?».<span id="more-1937"></span></p>
<p>Di fronte alla realtà che ci circonda possiamo certamente concordare con la dura, ma realistica, analisi dello storico, che ha ancor più rincarato la dose affermando che il nostro continente non ha una visione del futuro e della propria missione: «La visione non può essere solo l’interesse di tanti individui, soli, intenti alla realizzazione di uno scopo economico. Le nostre sono società senza missione, perché non hanno una visione».</p>
<p>Un’Europa che ha dimenticato le proprie radici cristiane non può che sprofondare nel baratro della inconsistenza. Qualsiasi pianta, per quanto in apparenza rigogliosa, si rinsecchisce se non viene più alimentata dalla linfa che per secoli era riuscita a mantenerla in vita. Una linfa che – con un’immagine a me cara – vedo simboleggiata nelle dodici stelle che si stagliano sulla bandiera europea, il diadema di Maria che è stato ed è il nostro scudo.</p>
<p>Da Fatima a Medjugorje gli estremi del continente si abbracciano. Con un solo accento risuona il medesimo appello della Madonna alla conversione, alla preghiera, alla pace dei cuori. Potrà sembrare una pia illusione detta così, ma – senza una vera apertura a questo sguardo materno – di fronte a noi ci sarà soltanto l’assenza di ogni speranza.</p>
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		<title>Due Papi «sotto attacco»</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 04:30:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saverio Gaeta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Esattamente in questo periodo, nel 1994, Giovanni Paolo II era ricoverato al policlinico «Gemelli» a causa di una frattura al femore destro. E, commentando l’accaduto durante l’Angelus dal Palazzo vaticano, utilizzò parole fortissime, che suscitarono molta emozione.</p> <p>Citando il «dono della sofferenza nuovamente collegato con il mese mariano di maggio», affermò: «Vorrei ringraziare per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/05/GiovanniPaoloII-BenedettoXVI.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1906" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/05/GiovanniPaoloII-BenedettoXVI-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a>Esattamente in questo periodo, nel 1994, Giovanni Paolo II era ricoverato al policlinico «Gemelli» a causa di una frattura al femore destro. E, commentando l’accaduto durante l’Angelus dal Palazzo vaticano, utilizzò parole fortissime, che suscitarono molta emozione.</p>
<p>Citando il «dono della sofferenza nuovamente collegato con il mese mariano di maggio», affermò: «Vorrei ringraziare per questo dono. Ho capito che è un dono necessario. Il Papa doveva essere assente da questa finestra per quattro settimane, quattro domeniche, doveva soffrire: come ha dovuto soffrire tredici anni fa, così anche quest’anno».<span id="more-1907"></span></p>
<p>A provocare maggiore turbamento fu però l’ulteriore spiegazione: «Perché adesso, perché in questo anno, perché in questo Anno della famiglia? Appunto perché la famiglia è minacciata, la famiglia è aggredita. Deve essere aggredito il Papa, deve soffrire il Papa, perché ogni famiglia e il mondo vedano che c’è un Vangelo, direi, superiore: il Vangelo della sofferenza, con cui si deve preparare il futuro, il terzo millennio delle famiglie, di ogni famiglia e di tutte le famiglie».</p>
<p>Sarà un caso, ma anche questo è un Anno «speciale» nella vita della Chiesa cattolica. È l’Anno sacerdotale, indetto da Benedetto XVI nella memoria del santo Curato d’Ars. E, manco a farlo apposta, proprio in questi mesi lo scandalo della pedofilia di alcuni preti è divenuto esplosivo, nonostante da diversi anni l’impegno della Santa Sede per stroncare queste terribili vicende fosse notoriamente all’opera.</p>
<p>Nessuna tentazione di credere a complotti organizzati in grande scala. Al massimo c’è una pluralità di convergenze tra oscure forze, nel tentativo di togliere valore all’indiscussa autorità morale del Pontefice e della Chiesa in un momento nel quale tutto sembra andare allo sfascio (e c’è comunque chi ci specula sopra e ne trae lauto guadagno!). Però è una coincidenza “curiosa”, che deve spingerci ancor più alla preghiera in sostegno di papa Ratzinger e della pesante croce che egli sopporta anche per noi.</p>
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