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Se la Chiesa perde fiducia

Qualche volta vale la pena di prestare attenzione ai sondaggi d’opinione, pure se ciò di cui parliamo in questo ambito ha generalmente a che fare con la fede, piuttosto che con la semplice fiducia. Ma la recente indagine dell’ISPO sulle istituzioni che riscuotono maggiormente la fiducia degli italiani ha messo in luce una situazione significativa, che propone anche a noi qualche interrogativo.

Nell’arco di un anno, dal luglio 2009 a oggi, manifestano «molta» o «moltissima» fiducia nella Chiesa il 13 per cento in meno di italiani (si è passati dal 69,8% al 56,9%). E se fra chi si dichiara totalmente laico questa percentuale è diminuita dal 46 al 28, anche fra chi va a Messa almeno una volta a settimana, e dunque è considerato un praticante assiduo, il calo è netto: dall’87 all’81 per cento.
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La speranza della redenzione

«Possiate trovare la vostra via e dare un contributo alla società secondo le vostre capacità e i doni che Dio vi ha dato». Queste parole di augurio, rivolte da Benedetto XVI a una rappresentanza di detenuti del penitenziario di massima sicurezza di Sulmona, nella loro semplicità esprimono la certezza del Pontefice che in qualsiasi situazione di vita è possibile conservare la speranza.

Nel buio dell’ergastolano rinchiuso in carcere o negli inferi della quotidianità di tante vite che vagano per le strade del mondo, una luce può giungere a rischiarare la strada. L’importante è trovarla, magari con l’aiuto di una guida sicura.
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Per una rinnovata evangelizzazione

Senza dubbio potrebbe tramutarsi nell’ennesimo ufficio burocratico della Curia vaticana. Ma, se funzionerà secondo le aspettative di Benedetto XVI, il Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione – la cui istituzione è stata significativamente annunciata da Papa Ratzinger durante la celebrazione per i santi Pietro e Paolo – potrebbe rivelarsi un’iniziativa storica.

L’obiettivo del Pontefice è di combattere l’«eclissi del senso di Dio» che si sta manifestando in un Occidente sempre più secolarizzato. Ma anche nei deserti di questo mondo, è la convinzione espressa da Benedetto XVI, «l’uomo del terzo millennio desidera una vita autentica e piena, ha bisogno di verità, di libertà profonda, di amore gratuito» e la sua anima «ha sete di Dio, del Dio vivente».
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Sacerdoti: un patrono “mancato”

Era già stato annunciato da tempo. E invece, a conclusione dell’Anno sacerdotale, il santo Curato d’Ars non è stato proclamato patrono del clero mondiale. Nessun documento ufficiale ha dato seguito a quanto aveva comunicato l’Ufficio delle celebrazioni liturgiche: «San Giovanni Maria Vianney è stato al centro dell’Anno sacerdotale e in questa occasione sarà proclamato dal Santo Padre patrono di tutti i sacerdoti».

Ma in realtà era da più di un anno che la decisione sembrava presa. Dopo la plenaria della Congregazione per il Clero, il 16 marzo 2009 la Sala Stampa vaticana emise un comunicato nel quale affermava che «durante questo Anno giubilare Benedetto XVI proclamerà san Giovanni Maria Vianney “Patrono di tutti i sacerdoti del mondo”».
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Sacerdoti e martiri d’oggi

In questi giorni termina l’Anno sacerdotale, che Benedetto XVI ha voluto in coincidenza con le solenni celebrazioni per il santo Curato d’Ars. Proprio nella settimana conclusiva, due eventi hanno messo in risalto con forza che cosa sia chiesto ai nostri preti sulle frontiere della testimonianza della fede.

A Iskenderun, l’arcivescovo Padovese – presidente della Conferenza episcopale turca – è stato ucciso dal suo autista, sedicente pazzo, ma più probabilmente un integralista islamico che ha voluto compiere un omicidio rituale. A Varsavia, don Popieluszko – “cappellano” del movimento di Solidarnosc – è stato beatificato a ventisei anni dall’assassinio da parte della polizia segreta polacca.
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Vivere è meglio che vivacchiare

I vescovi italiani hanno deciso: gli Orientamenti pastorali per il decennio 2011-2020 saranno incentrati sulla dimensione educativa. È una sfida che i pastori desiderano intraprendere insieme con tutta la comunità ecclesiale, nella consapevolezza che il senso pieno dell’educare consiste nell’aiutare l’altro «a introdursi in modo critico e responsabile alla realtà intera».

Troppo spesso le vicende della cronaca quotidiana ci mettono dinanzi agli occhi episodi che vengono liquidati come «bravate» o «raptus», e altre simili definizioni più o meno assolutorie. Ma in realtà, come ha sottolineato il presidente della Conferenza episcopale italiana Angelo Bagnasco, «con evidenza si tratta anzitutto di vistosi deficit nella filiera educativa», sintomi di una situazione in cui «il vuoto di valori sfocia immediatamente nel disagio, se non nella disintegrazione sociale».
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Le priorità di famiglia e lavoro

È stato un discorso articolato, quello che il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha pronunciato in apertura del consueto incontro annuale dei vescovi. Ma quasi tutti i giornali si sono soffermati unicamente sulle questioni relative alla pedofilia, ignorando le altre tematiche di forte impatto socio-ecclesiale. Vale dunque la pena di spendere qualche riga per non farne cadere almeno qualcuna nel dimenticatoio.

Innanzitutto la forte sottolineatura del senso della famiglia oggi, in un momento nel quale «l’Italia sta andando verso un lento suicidio demografico» a causa della scarsa natalità. Perciò Bagnasco chiede ai responsabili della cosa pubblica «una politica che sia orientata ai figli». In particolare la richiesta è in favore del «quoziente familiare», cioè della tassazione che tiene conto di tutti i componenti della famiglia: «L’innovazione che si attende e che può liberare l’avvenire della nostra società».
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