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	<title>...E Gioia Sia! &#187; Don Luigi Maria Epicoco</title>
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	<description>Condivisioni su temi di Attualità e sul Vangelo alla luce del carisma di Chiara Amirante e di Nuovi Orizzonti</description>
	<lastBuildDate>Sat, 04 Sep 2010 09:58:41 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Indagini geologiche. Alla ricerca di fondamenta buone (Scampoli d&#8217;omelia nella XXIII domenica del tempo ordinario)</title>
		<link>http://www.egioiasia.com/2010/09/04/indagini-geologiche-alla-ricerca-di-fondamenta-buone-scampoli-domelia-nella-xxiii-domenica-del-tempo-ordinario/</link>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 09:58:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Don Luigi Maria Epicoco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center"></p> <p>In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/09/discepoli-poveri-colored.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2389" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/09/discepoli-poveri-colored.jpg" alt="" width="472" height="329" /></a></p>
<p><em><span>In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:<br />
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.<br />
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.<br />
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.<br />
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.<br />
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».</span></em></p>
<p><span>La puntata del Vangelo di oggi comincia in levare. Gesù stretto da una folla numerosa che lo seguiva, si volto&#8217; e disse&#8230;. Questa annotazione del Vangelo già cambia profondamente le carte in tavola. Il Gesù che seguiamo non é uno che vuole che lo seguiamo e basta, ma é uno che vuole che lo seguiamo avendo chiare le ragioni. Non di rado, allora, Egli pone delle domande spiazzanti a chi lo segue. Ancora oggi fa cosi&#8217; con noi. Molto spesso usa la vita per porci delle domande profonde. E se noi non rispondiamo o siamo troppo distratti per ascoltare  queste domande, allora rischiamo o di non seguirlo più o di non trarre più nessuna utilità dal credere in lui.<span id="more-2388"></span> </span></p>
<p><span>Ma il succo della questione di oggi è più serio del solito: &#8220;Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo&#8221;.In realtà la traduzione di questo brano é semplice: su cosa poggia la nostra vita? Su nostro padre? Su nostra madre? Sul nostro lavoro? Sulla nostra salute? Sulle nostre forze? Su i soldi? Su chi ci vuole bene? Molto spesso il terreno su cui costruiamo tutta la nostra vita ha a che fare con qualcuna di queste cose. Essere cristiani significa scendere più giù nel porre le fondamenta. Tutte le cose elencate prima non sono negative in assoluto, anzi, molte sono buone, ma non sono abbastanza stabili da poter reggere tutto il peso di una vita. C&#8217;è una cosa, pero&#8217;, che rende stabile la nostra vita sopra ogni cosa: Cristo! Costruire su di Lui, amare Lui sopra ogni cosa, fidarsi di Lui sempre, ascoltarLo, seguirLo, rischiare per causa Sua, significa essere suoi discepoli. Ed essere suoi discepoli significa avere una qualche opportunità reale di essere davvero felici, di quella felicità, pero&#8217;, che non finisce con un mal di testa, ma che regge anche &#8220;i terremoti&#8221; imprevisti che ci accadono. </span></p>
<p><span>Noi siamo, sempre troppo insicuri, arrabbiati, stanchi, depressi, tristi, precari, non perchè siamo più o meno sfortunati degli altri, ma perchè abbiamo posto le basi della nostra speranza e della nostra gioia su cose troppo precarie. Rivoluzionare le fondamenta significa cambiare tutta la stabilità esistenziale. Essere cristiani é una cosa che non puo&#8217; avere a che fare con chi è distratto, irriflessivo, presuntuoso. Queste caratteristiche sono tipiche di chi ha posto in se stesso il proprio destino. Ma allo stesso tempo, il racconto delle torri e della guerra ci ricordano che dobbiamo avere sempre strategie umane molte pratiche. Cioé dobbiamo sempre fare i conti con cio&#8217; che ci serve per arrivare al nostro obiettivo. Troppe volte noi facciamo dei propositi ma non facciamo nulla per pianificare una strategia per raggiungerli. E&#8217; cosi&#8217; anche per il cristianesimo: non si puo&#8217; dire di credere in Lui senza riempire la nostra vita di tutti quei mattoni necessari per concludere la torre. Ecco perchè non è un optional pregare, o andare a messa, o confessarisi, o meditare la parola di Dio, o occuparsi di chi soffre. Tutte queste cose sono i materiali necessari per concludere qualcosa di buono per noi stessi, ma anche per tutti gli altri. </span></p>
<p><span>Purtroppo noi abbiamo ridotto la fede ad un hobby, e cio&#8217; che ruota attorno ad essa a attrezzature per soli professionisti. </span></p>
<p><span>La fede non é un hobby del fine settimana. La fede é l&#8217;unica maniera che abbiamo per vivere una vita degna di questo nome. E Cristo ne è la Via&#8230;<br />
</span></p>
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		<title>Porte ad un&#8217;anta sola (Scampoli d&#8217;omelia nella XXI domenica del tempo ordinario)</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 09:39:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Don Luigi Maria Epicoco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center"></p> <p>In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/08/porta-stretta-colored.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2377" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/08/porta-stretta-colored.jpg" alt="" width="472" height="322" /></a></p>
<p><em>In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.<br />
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».<br />
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.<br />
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.<br />
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.<br />
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».</em></p>
<p>Uno dei lavori più delicati di Gesù è raddrizzare le domande. Proprio nel Vangelo di oggi ne abbiamo un esempio. Un tale lo ferma in mezzo alla strada e a brucia pelo gli domanda  &#8220;quanti&#8221; sono quelli che si salvano. Gesù, più veloce di lui, rettifica la domanda in &#8220;come&#8221; ci si salva, ricordando a quel tale e anche a ciascuno di noi che nel Vangelo non contano le statistiche di quantità ma di qualità. <span id="more-2376"></span>Eppure la nostra vita, molto spesso la mettiamo a paragone nelle quantità e quasi mai nella qualità: &#8220;quante&#8221; esperienza ho fatto; &#8220;quante&#8221; persone ho conosciuto; &#8220;quanti&#8221; soldi ho; &#8220;quanta&#8221; gente mi stima&#8230;..Secondo noi, il numero fa la differenza. Gesù invece vuole che puntiamo lo sguardo sulla qualità. E&#8217; come se Egli volesse dirci: &#8220;Non avere paura se nella tua vita non ci sono tante cose. Se la tua vita è un fazzoletto di cose semplici che il mondo definisce &#8220;banali&#8221;, &#8220;scontate&#8221;. Non avere paura se nessuno ti citerà mai nei libri di storia, o se non conosci di persona i grandi della terra o i VIP che popolano i giornali. Spendi il tuo tempo e le tue energie a migliorare la qualità di ciò che c&#8217;è dentro la tua vita, non a invidiare la vita degli altri. Migliora la qualità dei rapporti, della cura di te stesso, dell&#8217;ordine della tua casa, della tua alimentazione, della salute del tuo corpo, di ciò che leggi, di ciò che ascolti, di ciò che vedi. Non tutto vale la pena.  D&#8217;un tratto ti accorgerai che è molto faticoso puntare ad un&#8217;alta qualità delle cose. E&#8217; come sforzarsi di entrare attraverso una porta stretta che appare più come una feritoia che come un passaggio vero e proprio. Eppure solo attraverso di essa si esce dal recinto blindato delle paure, della depressione, del non senso, della rassegnazione, della disperazione, della solitudine, del caos. La santità è sempre organizzata, non è mai improvvisazione. E allo stesso tempo la santità è compresa ed è legata alla qualità delle cose non alla loro quantità&#8221;. Il proseguio del discorso è molto duro, e devo confessarvi che ogni sera prima di addormentarmi mi rammento di queste parole di Gesù:<em> Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.</em> Mi ricordo che non è scontato essere cristiani solo perchè abbiamo le mani in pasta nelle &#8220;cose di Dio&#8221;. Questo è valido per me che sono prete ma anche per ciascuna persona che si definisce cristiana. Possiamo frequentare la messa tutte le domeniche, e pregare tre volte al giorno e incorrere nello stesso disconoscimento raccontato da Gesù. E questo accade perchè molto spesso ciò che celebriamo, ciò che preghiamo, ciò che crediamo non tocca veramente la nostra vita, non ne cambia la qualità. Il sacro rimane rinchiuso nelle chiese o in minuti stabiliti della giornata, ma non irriga le nostre scelte, le nostre cose, i nostri rapporti. Non basta l&#8217;esteriorità a salvarci, dobbiamo sforzarci di cambiare il cuore, cioè la direzione di fondo. Siamo riconosciuti da Cristo solo in virtù di questo sforzo di cambiare qualitativamente dal di dentro, diversamente siamo sconosciuti che abbiamo vissuto solo davanti a noi stessi e a ciò che noi ritenevamo vero&#8230;</p>
<p>(La vignetta è di don Giovanni Berti <img src='http://www.egioiasia.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  )</p>
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		<title>Assunta&#8230; a tempo indeterminato (scampoli d&#8217;omelia nella festa dell&#8217;assunzione della B.V. Maria in Cielo)</title>
		<link>http://www.egioiasia.com/2010/08/14/assunta-a-tempo-indeterminato-scampoli-domelia-nella-festa-dellassunzione-della-b-v-maria-in-cielo/</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Aug 2010 13:43:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Don Luigi Maria Epicoco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center"></p> <p>In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/08/maria-in-vacanza-colored13.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2372" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/08/maria-in-vacanza-colored13.jpg" alt="" width="472" height="334" /></a></p>
<p><em>In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.<br />
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.<br />
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».<br />
Allora Maria disse:<br />
«L’anima mia magnifica il Signore<br />
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,<br />
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.<br />
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.<br />
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente<br />
e Santo è il suo nome;<br />
di generazione in generazione la sua misericordia<br />
per quelli che lo temono.<br />
Ha spiegato la potenza del suo braccio,<br />
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;<br />
ha rovesciato i potenti dai troni,<br />
ha innalzato gli umili;<br />
ha ricolmato di beni gli affamati,<br />
ha rimandato i ricchi a mani vuote.<br />
Ha soccorso Israele, suo servo,<br />
ricordandosi della sua misericordia,<br />
come aveva detto ai nostri padri,<br />
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».<br />
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.</em></p>
<p>Nel cuore dell&#8217;estate siamo abituati a festeggiare uno delle feste più solari dell&#8217;anno: l&#8217;assunzione di Maria al cielo. Forse sarà proprio quel riferimento alla &#8220;donna vestita di sole&#8221;, così come ce lo racconta l&#8217;apocalisse, il motivo per cui il 15 agosto, crocevia del sole più caldo dell&#8217;anno, noi ricordiamo questo dogma dell&#8217;ultima ora, proclamato appena pochi decenni fa da Pio XII.<span id="more-2365"></span> Ma non voglio perdermi dietro i rigagnoli delle congetture storiche e teologiche e voglio invece guardare il cuore di questa festa attraverso gli occhi del Vangelo di oggi. La scena è semplice. Questo è un Vangelo di movimento. Inizia esattamente con un passo affrettato di Maria, reduce da una delle esperienze più rivoluzionarie della storia: l&#8217;annuncio dell&#8217;angelo. Forse anche lei, come noi, quando era turbata o agitata, usciva fuori a sbollire facendo quattro passi, ma siccome questa volta il turbamento era qualcosa di più consistente di un pensiero fisso, decide di fare questa gita fuori porta, attraverso la montagna. Direzione casa di Zaccaria ed Elisabetta. Quanti pensieri ci saranno stati durante quel viaggio, ma già l&#8217;averlo intrapreso ci fa capire molte cose. Capita anche a noi di ingolfarci dietro i pensieri o le cose che ci accadono, dobbiamo avere anche noi come Maria il coraggio di staccare e di andare da qualcuno che sappiamo ci voglia bene. Solo il bene di chi ci ama veramente ci fa guarire da certe indigestioni esistenziali. Difatti, tutto ciò che segue nel Vangelo altro non è che una guarigione interiore di Maria. Fare la volontà di Dio a volte non ci fa sentire subito felici. Aderire alla realtà così come accade molto spesso crea delle spaccature interiori. Abbiamo bisogno di ricucire certi strappi, certe rotture che accadono perchè succedono delle cose che non ci aspettiamo, che non abbiamo calcolato, e che pure accadono. Il dialogo è semplice. C&#8217;è uno scontro tra due sussulti di gioia. Il risultato? il cantico più bello del nuovo testamento: il Magnificat. Dietro questo canto tutto d&#8217;un fiato di Maria c&#8217;è tutta la storia della salvezza, c&#8217;è la rivoluzione di Dio, c&#8217;è il capovolgimento delle circostanze, c&#8217;è il realismo del cristianesimo, e c&#8217;è la speranza della buona notizia del Vangelo.</p>
<p><em>Ha spiegato la potenza del suo braccio,<br />
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;<br />
ha rovesciato i potenti dai troni,<br />
ha innalzato gli umili;<br />
ha ricolmato di beni gli affamati,<br />
ha rimandato i ricchi a mani vuote.</em></p>
<p>Ecco perchè aveva ragione Dante quando diceva, attraverso la bocca di San Bernardo, che Maria &#8220;è di speranza fontana vivace&#8221;. Tutta la sua vita, i suoi dolori, le sue gioie, i suoi giorni sono segno di un Dio che attraverso la debolezza della nostra storia opera prodigi. Non dobbiamo avere paura della nostra storia, ne delle contraddizioni che in essa accadono. Dio ci salva non da quelle contraddizioni ma attraverso di esse. La festa di oggi ne è l&#8217;apice. L&#8217;argomento più convincente di questa speranza non è più un racconto, è Lei stessa, in anima e in corpo che viene assunta in cielo,senza più il &#8220;precariato&#8221; delle cose che passano della terra. Maria è &#8220;assunta&#8221; a tempo indeterminato, in quel regno dove tutto è pienezza. E&#8217; lì come pegno per ciascuno di noi, come promemoria del fatto che anche noi siamo chiamati allo stesso destino. Maria è il nostro destino. E oggi ne facciamo memoria. Ricordiamocelo sempre, specie quando tutto ci grida esattamente il contrario. La fede serve innanzitutto a questo, a fare memoria quando le circostanze della vita ci fanno dimenticare chi siamo e dove stiamo andando.</p>
<p>(La vignetta è di don Giovanni Berti <img src='http://www.egioiasia.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  )</p>
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		<title>Le chiavi di casa (Scampoli d&#8217;omelia nella XIX domenica del tempo ordinario)</title>
		<link>http://www.egioiasia.com/2010/08/07/le-chiavi-di-casa-scampoli-domelia-nella-xix-doenica-del-tempo-ordinario/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Aug 2010 19:03:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Don Luigi Maria Epicoco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p> <p>In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/08/chiavi_di_casa2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2352" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/08/chiavi_di_casa2-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></em></p>
<p><em>In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:<br />
«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.<br />
Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.<br />
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.<br />
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!<br />
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».<br />
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».<br />
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.<br />
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.<br />
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.<br />
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».</em></p>
<p>Chissà quale faccia avevano fatto i discepoli per sentirsi rivolgere questo tenero incoraggiamento raccontato dal Vangelo di oggi. Forse loro, come noi, soffrivano dell&#8217;ansia dei numeri e dell&#8217;audience. Forse si erano accorti che non erano né molti, né organizzati, né sopratutto capaci. E avevano assunto la stessa aria depressa che assumiano noi quando in un istante di lucidità ci rendiamo conto che le cose che sono attorno a noi sono troppo sproporzionate per essere vissute bene da ciascuno di noi.<span id="more-2349"></span> E&#8217; troppo faticoso amare intensamente per tutta la vita una persona. E&#8217; troppo faticoso rimanere onesti in un mondo che va avanti solo a gomitate. E&#8217; troppo faticoso lavorare sulla propria libertà quando il nostro corpo o magari le nostre emozioni  dicono esattamente il contrario. E così potrei proseguire all&#8217;infinito. Questa buona notizia del Regno di Dio che Gesù c&#8217;è venuto a raccontare è davvero bella, ma un pò pesante per ciò che realmente siamo. Così ai discepoli del Vangelo di oggi, e a noi in tanti momenti della nostra vita, ci assale il dubbio: non è che Dio si è sbagliato? Perchè a noi i conti non tornano proprio&#8230;E così Gesù li (ci) guarda, sorride paternamente e dice: <em> &#8221;Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno&#8221;.</em> Che tradotto suonerebbe un pò così: &#8220;cercate di non avere paura, sò bene chi siete, e quanto siete scassati e inadeguati, ma il Padre non si è sbagliato, ha scelto proprio voi per darvi il Regno di Dio&#8221;. E così comincia a dare qualche dritta affinchè al posto dello scoraggiamento prenda posto un atteggiamento esistenziale diverso. Egli ragguaglia i discepoli su dove devono mettere il cuore. Non tutti i posti sono sicuri. Non tutti rendono felici. &#8220;Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore&#8221;. Ma se questo tesoro lo mettiamo nel sesso, nella ricerca spasmodica del successo, nell&#8217;egoismo che piega tutto a noi, nel denaro, nelle preoccupazioni di questo mondo, come potremmo salvarlo questo cuore? Saremo sempre sazi e disperati. Solo Cristo non tradisce. Solo Lui non solo ci sazia ma ci riempie di attesa, di speranza, di voglia di vivere. Poi Gesù fà un passo avanti e paragona la nostra vita all&#8217;atto di fiducia di un padrone, che si allontana da casa affidando tutto ai suoi servi. Quel padrone si fida di questi servi inaffidabili. Egli non ragiona ricordandosi che loro sono solo servi, e non hanno nè le capacità nè la cura che il padrone può avere per la sua casa. Egli si allontana da casa e  lascia loro le chiavi, li considera capaci di prendere il suo posto, capaci di comportarsi come il padrone. <em>&#8220;Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!&#8221;.</em> Bellissima questa immagine. Il padrone si cinge le vesti e trasforma i propri servi in padroni, in figli del padrone, in proprietari. Si sono guadagnati un capovolgimento sociale, di identità perchè hanno vissuto bene durante quell&#8217;assenza. La nostra vita è come quella notte in cui il padrone è assente e lascia tutto in mano nostra. Sappiamo che tornerà, ma non sappiamo quando. E sappiamo pure che questo padrone si fida talmente tanto di noi da lasciarci tutto in mano. Non siamo i veri proprietari di ciò che ci sta intorno, della nostra salute, del nostro tempo, di quello che ci capita sotto mano. Pare che sia così perchè il padrone si è fidato di noi servi inaffidabili e si è allontanato, giusto il tempo di una vita. Ma questo padrone tornerà, presto, nell&#8217;ora che meno ce l&#8217;aspettiamo. E cosa troverà? Troverà noi svegli? O ci troverà addormentati, oppressi dal sonno delle nostre manie di protagonismo, dei nostri deliri di onnipotenza, delle nostre convinzioni senza repliche. Se ci troverà svegli, in quell&#8217;istante smetteremo di essere servi e diverremo padroni come Lui, con Lui. Se ci troverà addormentati nel peccato, nei compromessi fatti con il mondo e con il male, allora ci scaraventerà fuori di casa. E non ci avrà condannati Lui, ma noi stessi, che abbiamo tradito la sua fiducia e sprecato l&#8217;opportunità della vita, consumandola dietro speranze risultate vuote e senza vie d&#8217;uscita praticabili. Oggi possiamo fare tutto ciò che vogliamo, convincendoci anche che nessuno ci toglierà mai il timone di mano. Ma non c&#8217;è bisogno di essere cristiani per ricordarsi che la vita, questa vita, non è per sempre. Arriva il giorno in cui tutto cambia.  E cosa accadrà?   <br />
<em>&#8220;A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più&#8221;.</em> Siamo nati servi, perchè dipendiamo da molte cose, ma Cristo c&#8217;ha chiesto di vivere e comportarci con la dignità dei padroni. La vita eterna è esattamente questo: capolgere ciò che eravamo all&#8217;inizio, e renderlo stabile per sempre. Cristo è morto per questo, ed è risorto appunto per questo. Ora tocca noi scegliere cosa farne di queste chiavi di casa&#8230;</p>
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		<title>Bancarotte esistenziali (Scampoli d&#8217;omelia nella XVIII domenica del tempo ordinario)</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 08:43:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Don Luigi Maria Epicoco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center"></p> <p>In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/08/8x1000-colored.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2335" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/08/8x1000-colored.jpg" alt="" width="413" height="293" /></a></p>
<p><em>In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».<br />
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».<br />
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».</em></p>
<p>Dopo i panorami di preghiera e i tepori dei cortili di Betania in casa di Marta e Maria, oggi il Vangelo ci riporta alla medicorità delle beghe familiari. La questione è molto semplice, è la questione sempre attuale della spartizione dell&#8217;eredità, degli averi, delle proprietà. <span id="more-2334"></span>Pare che a un certo punto della vita, i fratelli smettano di essere legati da sangue ed affetto e cominciano a regolare i loro rapporti attraverso notai. Gesù si rifiuta di fare il gioco di questi due fratelli che litigano per un fazzoletto di terra. E come sempre torna alla radice della questione: <em>«Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».</em> La vita non dipende da ciò che possiedi. Eppure fatichiamo ogni mattina dietro l&#8217;utopia della felicità legata al possesso di molte cose. Riempiamo la nostra vita di preoccupazioni e di ansie per cose che non solo non ci renderanno mai davvero felici ma sopratutto non dureranno che una manciata di tempo. Troppo poco per reggere il bisogno di infinito che ci portiamo nel cuore. Questo è il motivo per cui Gesù racconta la parabola del vangelo di oggi. Un parabola semplice ma allo stesso tempo paradossale. Il personaggio principale è un uomo ricco. Egli non è un ladro, uno che si è arricchito alle spalle degli altri. Il vangelo non dice nulla del come egli si sia arricchito, quindi è lecito pensare che quest&#8217;uomo ha lavorato, ha avuto fortuna, ha saputo giocare le sue carte e si è costruito una posizione privilegiata. Dov&#8217;è la cosa che non và? Dov&#8217;è la crepa in tutto il discorso? La risposta è semplice e allo stesso tempo drammatica: egli ha lavorato per anni per costruire un ipotetico futuro dove poter godere di tutta quella ricchezza e di quei privilegi, e quando è arrivato al punto di poterlo fare, muore. Il suo errore non era sulla strategia (sicuramente sarà stato un ottimo imprenditore) ma bensì sulla tempistica. Riempire il presente di preoccupazioni ed ansie a favore di un futuro ipotetico ti fa sprecare la vita dietro un pugno di mosche. Per amore di questo &#8221;domani&#8221;, quell&#8217;uomo ha trascurato il volto della moglie, i sorrisi dei figli, i tramonti meravigliosi della Galilea, le domande di senso dentro il proprio cuore, la parola di Dio che si manifesta nel presente e non nei ragionamenti sul futuro. Quell&#8217;uomo ha creduto a un sogno di felicità &#8220;fai da te&#8221; ed è stato tradito dalle stesse cose per cui ha vissuto. Egli non si era mai accorto che quella felicità dormiva accanto a lui ogni notte, sedeva a tavola ad ogni pranzo, correva tra i cortili e le strade polverose del suo paese, si nascondeva dietro ogni circostanza del suo esistere. Quell&#8217;uomo aveva eletto i suoi averi e le sue speranze di possesso a dio, e aveva ridotto Dio a routine, cioè ad un presente da sopportare in attesa di qualcosa di meglio. Non si era mai accorto di quel presente, non si era mai accorto di Dio. Se se ne fosse accorto avrebbe usato della sua vita non tanto per arricchirsi da solo, ma per rendere felice anche la vita di chi gli era accanto. &#8220;Arricchirsi davanti a Dio&#8221;, così come si conclude il vangelo di oggi, significa vivere &#8220;per gli altri&#8221; e non solo per se stessi. Aprire un varco in quell&#8217;egoismo congenito che ci portiamo dentro e che abbiamo eletto a metodo di vita. Scardinare quei ragionamenti meschini e troppo matematici per contenere tutto l&#8217;imprevisto del vivere.</p>
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		<title>L&#8217;essenziale è visibile agli occhi&#8230;di chi li apre (Scampoli d&#8217;omelia nella XVII domenica del Tempo ordinario)</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 17:06:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Don Luigi Maria Epicoco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center"></p> <p>Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: “Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><em><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/07/padre-nostrocolored.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2329" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/07/padre-nostrocolored.jpg" alt="" width="413" height="322" /></a></em></p>
<p><em>Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:</em><br />
<em>“Padre,</em><br />
<em>sia santificato il tuo nome,</em><br />
<em>venga il tuo regno;</em><br />
<em>dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,</em><br />
<em>e perdona a noi i nostri peccati,</em><br />
<em>anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,</em><br />
<em>e non abbandonarci alla tentazione”».</em><br />
<em>Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.</em><br />
<em>Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. </em><br />
<em>Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».</em></p>
<p>Non smetterrò mai di dire che il cristianesimo si propaga o per invidia o per nostalgia. Non è la retorica di lunghi discorsi a cambiare lo sguardo della gente, ma bensì sentire dentro di sè il bisogno profondo di essere diversi così come lo stai vedendo in questa o in quest&#8217;altra persona.</p>
<p><span id="more-2328"></span> Tu vedi qualcuno vivere diversamente e immediatamente torna dentro di te la nostalgia di poter vivere pure tu così. Gesù ha educato i discepoli più con i gesti che con le parole. Sapeva bene che i fatti si imprimono molto più delle prediche, e così si lascia guardare dai suoi. E&#8217; anche il caso dell&#8217;episodio del Vangelo di oggi che nasce esattamente da un gesto compiuto da Gesù: pregare. <em>Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». </em>Chissà cosa c&#8217;era di così affascinante nel volto di Cristo mentre pregava. Sappiamo però che l&#8217;onda d&#8217;urto di quel raccoglimento non lascia i discepoli indifferenti. Vogliono anche loro essere così, pregare così, vivere così. E Gesù, dopo questa domanda, insegna ai suoi, la preghiera più famosa, oltre che unica, del Vangelo: il Padre nostro. Permettetemi però di non soffermarmi sulle bellissime parole di questa preghiera ma di scendere di qualche versetto verso la fine del vangelo. Gesù spiega che il segreto della preghiera è nel pregare. Cosa voglio dire. La preghiera molto spesso l&#8217;abbiamo ridotta a un proposito o a una serie di parole. E&#8217; come se una persona invece di respirare fà il proposito di respirare o legge per dieci minuti la formula dell&#8217;ossigeno e la tecnica di respirazione del corpo umano.  In entrambi i casi non ha respirato ma ha fatto semplicemnte delle operazioni attorno al respiro. Pregare è tutt&#8217;altra cosa. E&#8217; accorgersi non di &#8220;vocine&#8221; interiori, numeri del lotto, suggestioni, incoscio, sogni, predizioni. Ma accorgersi di quell&#8217;oceano immenso sopra cui camminiamo. E&#8217; l&#8217;oceano di Dio. L&#8217;oceano di senso. La preghiera è un tornare in se stessi e riappropiarsi della paternità di Dio. Padre, non patrigno. Non uno da convincere e accaparrarsi, ma uno sproporzionato verso di noi perchè suoi fino all&#8217;ultimo frammento di vita. Quando preghiamo non siamo davanti a noi stessi e basta. Quando preghiamo non siamo mai veramente soli, al di là di quello che percepiamo. Quando preghiamo non veniamo mai lasciati senza contropartita. <em>Io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto</em>.</p>
<p>Il cristiano non è uno di quelli che chiede a Dio innanzitutto l&#8217;impossibile ma sopratutto l&#8217;aiuto nel compiere ciò che gli è possibile. Senza di Dio, anche il nostro possibile diventa quasi impossibile. Rimane però un fatto ancora più sostanziale: senza preghiera la nostra fede rimane un semplice sentimento, qualcosa più legata agli umori che alla realtà. Solo attraverso l&#8217;esercizio della vita spirituale ciò che solletica le nostre emozioni diventa visibile anche dentro la nostra storia, e rimane vero per sempre. Diversamente rimane vero, ma noi non avremo occhi per accorgercene.</p>
<p>(La vignetta è di don Giovanni Berti <img src='http://www.egioiasia.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  )</p>
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		<title>(s)provveduti agnelli in mezzo ai lupi (scampoli d&#8217;omelia nella XIV domenica del tempo ordinario)</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 16:18:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Don Luigi Maria Epicoco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center"></p> <p>In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><em><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/07/inviati-a-due-a-due-colored.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2281" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/07/inviati-a-due-a-due-colored.jpg" alt="" width="413" height="303" /></a></em></p>
<p><em>In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.<br />
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.<br />
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.<br />
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».<br />
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».</em></p>
<p>Il vangelo di Luca di oggi inizia con questa nuova <em>nomination</em> di Gesù: altri settantadue discepoli. E&#8217; un maniera come un altra per dire che il messaggio che Gesù è venuto a portare non è proprietà dei soli apostoli, ma di tutti i cristiani, di tutti i discepoli.<span id="more-2280"></span> Troppo spesso deleghiamo &#8220;ai preti&#8221; il nocciolo del cristianesimo, e ci accontentiamo di vivere un pò da spettatori la nostra vita. Gesù non la pensava così, e per questo spreca continuamente il verbo &#8220;andare&#8221;. Egli sà che non è il mondo che deve andare dai discepoli, ma i discepoli devono andare nel mondo. Tutti i discepoli, non solo alcuni. Non possiamo aspettare che qualcuno si accorga della nostra fede, dobbiamo essere i primi a raccontarla, ad annunciarla, ad attuarla, a renderla credibile al mondo. Il vangelo deve tornare nel suo luogo teologico principale: la strada, il luogo dove la nostra vita scorre, avviene, si realizza.  La prima mossa spetta a noi e non al mondo. E sopratutto c&#8217;è una grande sproporzione tra quanti siamo e ciò che ci aspetta: &#8220;la messe è molta ma gli operai sono  pochi. Pregate perchè ne mandi altri&#8221;. Non solo c&#8217;è sproporzione di numero ma c&#8217;è anche urgenza di tempo (&#8220;per strada non salutate nessuno&#8221;, quasi a dire di non perdere tempo in discussioni inutili, bisogna andare alla sostanza, perchè il tempo è poco), e c&#8217;è una sproprozione di mezzi: &#8220;come agnelli in mezzo ai lupi&#8221;. Gesù sà bene che non è una lotta tra lupi e lupi, ma tra lupi e agnelli. Gli agnelli sono indifesi, deboli, incapaci di far del male, ma allo stesso tempo sono puri, docili, amabili, umili. Tutte qualità, però, che non fermano la forza e la violenza dei lupi. Ma Gesù ci ha insegnato a non temere i lupi, a non diventare come loro. La nostra fedeltà a Cristo passa attraverso la consapevolezza che Egli vuole che ci fidiamo di Lui e non dei lupi. E fidarsi di Lui significa non avere paura dei lupi, non avere paura di essere messi fuori dal coro, di essere emarginati, trattati male, perseguitati e a volte anche uccisi, &#8220;mangiati&#8221;. Una vita spesa con un senso grande, vale molto più di tanta sopravvivenza vigliacca, fatta di continui compromessi e sottomissioni alle logiche dei lupi. Il problema è che i lupi non sono solo gli altri, a volte questi lupi sono dentro di noi, sono le nostre cattive abitudini, la nostra pigrizia, le nostre frustrazioni, le nostre paure. Essere cristiani significa affrontare e vincere innanzitutto questo branco di lupi che molto spesso ci portiamo dentro, e solo dopo affrontare i lupi che sono fuori di noi. Rimane il fatto che però dobbiamo combattere con la mansuetudine degli agnelli e non con le armi dei lupi. Agnelli coraggiosi, che non scappano.  Un cristianesimo violento, in tutte le forme (anche quelle verbali), non è contemplato nell&#8217;insegnamento di Gesù.</p>
<p>La conclusione del vangelo è grondante di esaltazione: <em>&#8220;I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome»&#8221;</em>. Si, perchè una delle notizie più belle del cristianesimo è che ciò che tu pensavi essere non superabile, non sconfingibile, in realtà si sottomette a te quando cominci a vivere così e ad annunciare ciò che ti sforzi di vivere. Il male soccombe sempre sotto l&#8217;onda d&#8217;urto del binomio fede e nostra libertà. Il problema vero è che non basta vincere una volta, dobbiamo combattere sempre fino all&#8217;ultimo istante della nostra vita, quando da copione perderemo, ma acceteremo quella sconfitta sapendo che è stata vinta da Cristo anche per noi. </p>
<p>E oggi Cristo, fissando ciascun0 dei nostri occhi pronuncierà ancora una volta questa meravigliosa formula di coraggio che non potrà lasciarci indifferenti:  <em>&#8220;Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore.<strong> Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi</strong>. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli»&#8221;.</em> Ricordiamocelo spesso, sopratutto quando la conta dei nsotri fallimenti tende ad oscurare la nostra speranza.</p>
<p>(La vignetta è di don Giovanni Berti <img src='http://www.egioiasia.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  )</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dritto, direzione Gerusalemme! (Scampoli d&#8217;omelia nella XIII domenica del tempo ordinario)</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 18:03:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Don Luigi Maria Epicoco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"></p> <p>Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/06/aratro2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2243" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/06/aratro2.jpg" alt="" width="308" height="180" /></a></em></p>
<p><em>Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.<br />
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.<br />
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».<br />
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».<br />
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».<br />
</em></p>
<p>L&#8217;ultimo tragitto che separa Gesù da Gerusalemme inizia con un incidente di percorso. Un gruppo di Samaritani si rifiuta di farlo entrare nel proprio villaggio. E&#8217; l&#8217;infinita libertà dell&#8217;uomo che decide vittorie o sconfitte anche per il Figlio di Dio, non accorgendosi che ogni volta che Gesù perde, sono in realtà loro stessi a perdere.<span id="more-2242"></span> Nonostante ciò, Dio non si rimangia lo spazio di libertà che ha concesso all&#8217;uomo. Senza di essa, non ci sarebbe nulla, non esisterebbe nemmeno l&#8217;amore, sarebbe tutto semplicemente determinato, stabilito, artificialmente perfetto.  Ma il vangelo non nasconde nulla, non tace anche le chiusure, i fallimenti pastorali, e le frustrazioni dei discepoli  che a quella chiusura rispondono con la violenza: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Non riescono a sopportare il fatto che qualcuno si chiuda a quel messaggio, non riescono a tollerare le vertigini della libertà che si portano addosso anche quelli che dicono di no. L&#8217;amicizia con Gesù, l&#8217;esperienze maturate con Lui, la spiritualità appresa in quegli anni non li tutela dalla tentazione dell&#8217;integralismo. Ed è proprio Gesù a richiamarli alle logiche vere, non a quelle delle loro aspettative: &#8220; Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio&#8221;. il vangelo tace sulle parole usate da Gesù, di certo però è paradossale il fatto che sia proprio Gesù, il primo difensore della libertà dei &#8216;dissidenti&#8217;. Non sono i discepoli a calmare Lui, ma Lui a calmare i bollori dei discepoli che a volte si fanno talmente prendere la mano da infrangere il tratto più Santo che ci portiamo addosso dell&#8217;immagine e somiglianza di Dio: la libertà. E la libertà ha tempi, alfabeti e modalità diverse che vanno rispettati, compresi e tenuti sempre in considerazione. Ma il viaggio è ancora pieno di una serie di imprevisti. Il primo è un uomo che lo ferma in mezzo alla strada e gli grida:  «Ti seguirò dovunque tu vada». Gesù si ferma lo guarda e gli dice parole che a prima vista sono di una immensa tristezza e delusione: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». Com&#8217;è possibile? Uno generosamente si offre per seguirlo e Gesù lo congeda senza diritto di replica. Il problema sta nel fatto che non sempre chi vuole seguire Gesù ha chiaro cosa significhi. La fede in Lui non è un&#8217;assicurazione, un punto di certezza che mette a tacere le tue inquietudini, e risponde a tutte le tue domande. La fede in Lui è un continuo &#8216;precario&#8217; cammino verso la Risposta, verso quella Verità che si nutre anche di atroci domande che la vita ti pone continuamente. Gesù congeda quell&#8217;uomo perchè vuole distruggere in lui la convinzione che credere significa avere una semplificazione, un trattamento speciale, uno sconto sulla vita. Al contrario seguire Gesù significa caricarsi dell&#8217;imprevisto della vita sino all&#8217;estreme conseguenze, con la certezza però che quel cammino, se fatto fino in fondo, porta a qualche parte e non và a finire nel vuoto.</p>
<p>&#8220;A un altro disse: «Seguimi»&#8221;. La risposta è delle più umane e condivisibili che possano esistere: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Che tradotto significa, &#8220;ho dei doveri nei confronti di alcune persone, della mia famiglia, ma in genere di chi amo. Il seguirti deve fare i conti anche con loro.&#8221;. E ciò è vero ma a volte si può diventare ostaggio anche di chi si ama. A volte per amore di qualcuno noi smettiamo di essere noi stessi, di fare ciò che è giusto, di relizzare ciò che siamo. In pratica è come se ci comportiamo da morti. Gesù non ci ama di un amore così. Egli ci vuole vivi. Non ci chiede di rinunciare agli affetti, ci chiede di essere liberi anche dagli affetti, perchè solo in libertà possiamo davvero essere utili anche per loro. Diversamente, in questo gioco di dipendenza, non solo non saremo mai felici ma contamineremo di infelicità anche gli altri, specie chi ci è più vicino.</p>
<p>&#8220;Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio»&#8221;. In quest&#8217;ultimo dialogo la posta si fà alta. Non solo Gesù domanda libertà da tutto, anche da chi si ama. Domanda anche che non ci siano rimandi. Egli esige una decisione adesso, non Lunedì. Le cose importanti della vita non le dobbiamo programmare epr domani, le dobbiamo scegliere ora, con carattere e senza ripensamenti. Diversamente il nostro destino, la nostra vocazione, ciò che ci realizza non ci sarà mai dentro la nostra vita, sarà sempre materia di domani. E domani è solo un proposito, non è la realtà.</p>
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		<title>Croci di proprietà (scampoli d&#8217;omelia nella XII domenica del tempo ordinario)</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 16:54:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Don Luigi Maria Epicoco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center"></p> <p>Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò loro: «Ma voi, chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/06/prendere-la-croce-colored.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2227" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/06/prendere-la-croce-colored.jpg" alt="" width="413" height="275" /></a></p>
<p><em>Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».<br />
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».<br />
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».<br />
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà».</em></p>
<p>Il Vangelo di oggi inizia con una suggestiva immagine di Gesù. Il Paesaggio è essenziale. Non c&#8217;è nessuno. C&#8217;è solo lui in ricerca di un posto tranquillo dove pregare. I discepoli non riescono a resistere alla tentazione di interrompere quel raccoglimento, quella preghiera, quel rientrare in se stessi per guardare in faccia il Padre.<span id="more-2226"></span>Ma prima delle loro parole, Gesù lì inchioda con una domanda semplice e diretta:«<em>Le folle, chi dicono che io sia?».</em>  Qui scatta l&#8217;imbarazzo, le consultazioni, gli occhi spalancati, la balbuzie di chi cerca di fare un bilancio dell&#8217;audience improvvisando risposte giuste:<em> «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».</em> La risposta è semplice: &#8220;la gente pensa che tu sia una brava persona, uno che la sà raccontare, uno che ci crede; in pratica nessuno di nuovo, ma solo la copia di qualcuno già visto&#8221;. Ma Gesù non si accontatenta di questo bilancio, non si lascia sedurre dai complimenti superficiali del sentito dire. Incalza. Spinge il dito nella piaga:  <em>«Ma voi, chi dite che io sia?».</em> Certo, perchè è troppo facile pensare e credere a quello che pensano e credono gli altri. La differenza non è in ciò che la massa pensa ma in ciò che tu pensi. In ciò che tu pensi da solo, con la tua testa, con il tuo cuore, con ciò che sei. Gesù non vuole approssimazioni, non vuole pecore nel senso più brutto del termine, vuole discepoli, ma discepoli con gli occhi aperti, con consapevolezza, con convinzione. Questo è il primo messaggio del Vangelo di oggi: tornare a pensare personalmente. Avere personalmente un&#8217;opinione, un giudizio, una decisione e non prendere per proprie le opinioni e i sentito dire degli altri. Si è cristiani quando si smette di vivere massificati e si comincia a vivere personalmente e con convinzione. Ecco perchè il cristianesimo non è una religione di massa ma una religione di ognuno. Ma è Pietro che chiude la consultazione. E&#8217; lui che con questa risposta si acquista il primato di diventare l&#8217;ultimo dei primi, il servo dei servi: <em>Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».</em> Che tradotto significa: tu sei quello che stavamo cercando. Tu sei quello che da sempre cerchiamo e che ogni mattina ne sentiamo nostalgia. Tu sei quello che non ci fa dormire la notte quando alla fine di una giornata non abbiamo dato il massimo e non abbiamo amato. Tu sei quello che manca a ciò che dovrebbe rendermi felice. Tu sei il senso. Tu sei la luce nella notte. Il sale della terra. Il lievito nella pasta. L&#8217;inesprimibile che ci riempie gli occhi di lacrime quando ti incontriamo nelle cose che viviamo e che ci fa disperare quando sei assente, quando tutto è perfetto ma è allo stesso tempo vuoto. Pietro, con tre parole, racconta di aver capito tutto l&#8217;essenziale di quell&#8217;uomo, di Gesù: <em>Tu sei il Cristo di Dio</em>.</p>
<p>Ma Gesù chiosa questa rivelazione con un metodo, con un suggerimento, con una ricetta pratica: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà». Che significa tutto questo? Che cos&#8217;è la croce? La croce è la realtà che viviamo, tutta la realtà, sopratutto quella che non ci scegliamo eppure c&#8217;è, esiste davanti a noi in ogni istante. La croce non è un&#8217;interpretazione della vita, un ragionamento, una cosa sporadica, un singolo episodio. La croce non è una cosa da indossare o da appendere semplicemente a un muro. La croce è la realtà della nostra vita. Tutta la realtà. Seguire Gesù significa caricarsi questa realtà sulle spalle. Vivere senza disertare le cose che ci sono messe davanti ogni giorno. La più grande tentazione è questa: scappare dalla realtà. Vivere dentro la nostra testa. Vivere senza affrontare o sentire la responsabilità delle cose che ci sono dentro la nostra vita. Scappare via con tutti i mezzi e i modi immaginabili: alcol, droga, divertimento sfrenato, sesso, piacere fine a se stesso, immaginazione sfrenata etc. etc. Ognuno di noi elabora vie di fuga per non affrontare la realtà che c&#8217;ha davanti. Il cristianesimo è murare le vie di fuga e affrontare la battaglia. Seguire Gesù significa imparare a caricarsi delle cose che ci accadono e portarle finchè è possibile. Seguire Gesù significa perdere la propria vita così, cioè spenderla secondo questa indicazione, senza pensare di salvarla in altro modo, magari scappando dalla realtà. Per questo secondo la logica del vangelo chi perde vince e chi pensa di vincere in realtà perde. Un cristiano senza questa consapevolezza non è un cristiano è solo un simpatizzante&#8230;  </p>
<p>E&#8217; il carattere che dobbiamo cambiare, non il mondo. Solo se cambiamo noi cambia il resto. Gesù ci insegna questo, ci educa a questo e così salva il mondo e la storia.</p>
<p>(La vignetta è di don Giovanni Berti <img src='http://www.egioiasia.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />   )</p>
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		<title>Il riscatto delle donne (scampoli d&#8217;omelia nell&#8217; XI domenica del tempo ordinario)</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 14:38:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Don Luigi Maria Epicoco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center"> </p> <p>In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"> <a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/06/confessione-oggi-colored1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2220" src="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/06/confessione-oggi-colored1.jpg" alt="" width="413" height="279" /></a><a href="http://www.egioiasia.com/wp-content/uploads/2010/06/confessione-oggi-colored.jpg"></a></p>
<p><em>In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».<br />
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».<br />
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».<br />
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».<br />
In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.</em></p>
<p>Se non fossimo così distratti, come solitamente lo siamo quando entriamo in chiesta ad &#8220;ascoltare&#8221; la messa, ci accorgeremmo di come le parole del Vangelo a volte sono cariche di così tale imbarazzo che la cosa non dovrebbe lasciarci così indifferenti.<span id="more-2217"></span> Nel Vangelo di oggi, sopratutto, Gesù ne combina due molto grosse una dietro l&#8217;altra. La prima: accetta di mangiare a casa di un fariseo, ben sapendo che la mentalità del padrone di casa è radicalmente lontana dalla sua. La seconda: si lascia toccare da una donna, il Vangelo la chiama &#8220;peccatrice&#8221;, ma non è difficile immaginare a che genere di peccato si riferisca l&#8217;evangelista Luca. La discussione è semplice: il padrone di casa perde immediatamente stima di Gesù quando si accorge dell&#8217;atteggiamento di accoglienza che ha nei confronti di questa donna che lo ricopre di attenzioni. Ai suoi occhi quella donna è solo una &#8220;poco di buono&#8221;, agli occhi di Gesù è una donna che cerca di ricominciare a vivere a partire da questo gesto di sottomissione e di amore nei suoi confronti. Ogni riscatto nella vita di una persona nasce dall&#8217;amore. Solo per amore uno decide di essere migliore. Solo per amore uno decide di cambiare la propria vita. Solo per amore uno trova la forza di ricominciare. Senza l&#8217;amore ci rimangono solo pezzi sparsi di vita non più incollabili, non più recuperabili. Forse è questo il motivo per cui San Giovanni ci tiene a dire che Dio è Amore. Lo è nel senso che, in ultima istanza, è Lui che diventa il motivo per cui ricominciare a vivere diversamente e radicalmente meglio. E&#8217; l&#8217;unico che non ci rinfaccia nulla, non ci fà fare autopsie del passato, non ci accusa, non ci giudica ma ci accoglie per ciò che siamo adesso, per ciò che siamo diventati, per come ci siamo ridotti. La vita, per un cristiano, ricomincia dai piedi di Gesù. &#8220;Stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime&#8230;&#8221;, il primo gesto è il pentimento. Non c&#8217;è vero cambiamento se non siamo davvero pentiti per come abbiamo vissuto, per ciò che abbiamo combinato, per la medicorità con cui abbiamo tirato a campare. Molto spesso vogliamo solo toglierci di dosso l&#8217;amaro in bocca del non senso ma non siamo quasi mai pentiti per come abbiamo vissuto. Questa donna painge, perchè avverte dentro il proprio cuore lo strappo e la distanza tra i suoi sogni, le sue speranze, la sua felicità e le sue scelte, la sua vita, la sua storia. Il pentimento non è un dare la colpa a qualcuno o a se stessi. Il pentimento è rendersi conto di questa immensa distanza tra ciò che siamo diventati e ciò avremmo potuto anzi dovuto essere. &#8220;Poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo&#8230;&#8221;, viene poi il tempo della &#8220;riparazione&#8221;; essa accade solo quando riprendiamo ad amare seriamente. Si comincia seriamente ad amare quando si smette di piangere, di crogiularsi nei sensi di colpa e nella paura, e si dà il meglio di se stessi, appunto la capacità di amare. Molti diranno: &#8220;io non sono capace di amare&#8221;. Chi non è capace di amare deve ricordarsi che noi siamo nati esattamente con l&#8217;unico scopo di amare. Imparare a farlo succede solo a chi ci prova, non a chi pianifica l&#8217;amore nella propria testa . Chissa quante sbavature in quel l&#8217;olio versato, ma ciò che rimane è il gesto sincero, deciso e convinto di questa donna. &#8220;Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato&#8221;. Così Gesù stabilisce una sorta di binomio tra il perdono e l&#8217;amore. Chi sà perdonare e accettare il perdono è perchè sà amare, diversamente chi non sà perdonare o lasciarsi perdonare è perchè non sà amare. Gesù viene a sbolccare nei cuori degli uomini questo meccanismo di amore e perdono. Non c&#8217;è amore senza perdono, e non c&#8217;è vero perdono senza amore.</p>
<p>Luca, chiude il vangelo, parlando delle donne che seguivano Gesù . Molto spesso il cristianesimo sembra soffrire di maschilismo. Se ciò accade è perchè c&#8217;è un&#8217;ignoranza profonda del vangelo e dell&#8217;opera di Gesù. Molte donne lo seguivano e quella loro presenza silenziosa ma efficace, rende la vita di Gesù un capolavoro. Infatti per nascere, Dio si incarna in una donna, sceglie la carne e il sangue di Maria, sceglie di somigliare a questa &#8220;Kekaritomene&#8221; (piena di grazia). Quando voleva ristorarsi sceglieva la casa di Marta e Maria. Quando cade sotto la croce si lascia asciugare il volto da Veronica. Quando viene crocifisso si lascia fare compagnia da Maria e le altre donne. Quando Risorge sceglie Maria Maddalena per mostrarsi per primo. Quando manda lo Spirito Santo lascia la presenza di Maria con gli apostoli nel Cenacolo. E poi tutta la storia della Chiesa è fatta non solo di grandi uomini ma sopratutto di straordinarie donne che hanno reso più umano, più vicino, più amabile il volto misericordioso del nostro Dio. Non ce lo dimentichiamo mai: un Vangelo senza le donne sarebbe come una minsetra senza sale. Il sale non lo si vede molto, ma quando manca lo si sente a tal punto che molto spesso si smette persino di mangiare per questa mancanza&#8230;</p>
<p>(La vignetta è di don Giovanni Berti <img src='http://www.egioiasia.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  )</p>
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