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L’essenziale è visibile agli occhi…di chi li apre (Scampoli d’omelia nella XVII domenica del Tempo ordinario)

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Non smetterrò mai di dire che il cristianesimo si propaga o per invidia o per nostalgia. Non è la retorica di lunghi discorsi a cambiare lo sguardo della gente, ma bensì sentire dentro di sè il bisogno profondo di essere diversi così come lo stai vedendo in questa o in quest’altra persona.

 Tu vedi qualcuno vivere diversamente e immediatamente torna dentro di te la nostalgia di poter vivere pure tu così. Gesù ha educato i discepoli più con i gesti che con le parole. Sapeva bene che i fatti si imprimono molto più delle prediche, e così si lascia guardare dai suoi. E’ anche il caso dell’episodio del Vangelo di oggi che nasce esattamente da un gesto compiuto da Gesù: pregare. Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Chissà cosa c’era di così affascinante nel volto di Cristo mentre pregava. Sappiamo però che l’onda d’urto di quel raccoglimento non lascia i discepoli indifferenti. Vogliono anche loro essere così, pregare così, vivere così. E Gesù, dopo questa domanda, insegna ai suoi, la preghiera più famosa, oltre che unica, del Vangelo: il Padre nostro. Permettetemi però di non soffermarmi sulle bellissime parole di questa preghiera ma di scendere di qualche versetto verso la fine del vangelo. Gesù spiega che il segreto della preghiera è nel pregare. Cosa voglio dire. La preghiera molto spesso l’abbiamo ridotta a un proposito o a una serie di parole. E’ come se una persona invece di respirare fà il proposito di respirare o legge per dieci minuti la formula dell’ossigeno e la tecnica di respirazione del corpo umano.  In entrambi i casi non ha respirato ma ha fatto semplicemnte delle operazioni attorno al respiro. Pregare è tutt’altra cosa. E’ accorgersi non di “vocine” interiori, numeri del lotto, suggestioni, incoscio, sogni, predizioni. Ma accorgersi di quell’oceano immenso sopra cui camminiamo. E’ l’oceano di Dio. L’oceano di senso. La preghiera è un tornare in se stessi e riappropiarsi della paternità di Dio. Padre, non patrigno. Non uno da convincere e accaparrarsi, ma uno sproporzionato verso di noi perchè suoi fino all’ultimo frammento di vita. Quando preghiamo non siamo davanti a noi stessi e basta. Quando preghiamo non siamo mai veramente soli, al di là di quello che percepiamo. Quando preghiamo non veniamo mai lasciati senza contropartita. Io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.

Il cristiano non è uno di quelli che chiede a Dio innanzitutto l’impossibile ma sopratutto l’aiuto nel compiere ciò che gli è possibile. Senza di Dio, anche il nostro possibile diventa quasi impossibile. Rimane però un fatto ancora più sostanziale: senza preghiera la nostra fede rimane un semplice sentimento, qualcosa più legata agli umori che alla realtà. Solo attraverso l’esercizio della vita spirituale ciò che solletica le nostre emozioni diventa visibile anche dentro la nostra storia, e rimane vero per sempre. Diversamente rimane vero, ma noi non avremo occhi per accorgercene.

(La vignetta è di don Giovanni Berti :-) )

3 comments to L’essenziale è visibile agli occhi…di chi li apre (Scampoli d’omelia nella XVII domenica del Tempo ordinario)

  • Patrice

    Caro don Luigi,

    mi colpisce la sintesi ultima dell’Omelia. Da una parte, la nostra debolezza e la necessità dell’aiuto di Dio “anche per compiere il possibile che sennò diventa impossibile”. Dall’altra parte, la Fede come atteggiamento vissuto secondo un percorso spirituale che concretizza un sentimento.
    Quest’ultimo aspetto è la radice quadrata, il numero PI che permette di risolvere qualunche difficoltà. Sta tutto li nel fare questa fondamentale distinzione : se non si sperimenta l’amore divino e l’aiuto divino nella quotidianità, adentrandocisi, si rimane sull’uscio della casa senza entrarci veramente.
    E la sfida oggi consiste proprio a esigere questo atteggiamento da noi stessi per invogliare gli altri. L’Amore divino diventa vero e “contaggioso” se vissuto veramente e con autenticità.

    Grazie per averci dato l’occasione per ricordato.

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  • giovanna immacolata

    Gentile Don Luigi,una volta pensavo che la preghiera fosse una perdita di tempo.Quello che contava era sola la azione concreta. Poi,invece,mi sono accorta concretamente che,con la preghiera,ottengo quello che non mi sarei sognata di chiedere nemmeno nei miei sogni più rosei.Come dice la MADONNA a MEDIUGORJE, con la preghiera si possono fermare anche le guerre.
    Riguardo al PADRE NOSTRO,la traduzione del Vangelo di ieri mi piace più di quella corrente,nella frase che dice ” e non abbandonarci alla tentazione” invece di “indurci”,che lascia l’impressione che DIO ci voglia quasi “dare una spintarella” per vedere se cadiamo.Un caro saluto.Giovanna Immacolata.

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  • franco

    Ciao Don Luigi,
    ho letto con avidità il tuo commento sul Vangelo di domenica. Grazie per i nuovi spunti di riflessione e anche io mi sono soffermato sull’impossibilità di realizzare ciò che sembra possibile, se manca il rapporto con Dio. Proprio a questo proposito aiuta molto la preghiera del cuore del Pellegino russo: “Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo, abbi pietà di me peccatore”. Queste poche parole, ripetute sempre nel corso della giornata e della notte, instaurano il contatto indelebile, continuo con Gesù e fanno sperimentare un’infinita pace nel proprio cuore. Mi permeto di suggerirlo a tutti coloro che non conoscono questa realtà, ma non come colui che ormai è arrivato, ma con semplice spirito di servizio come di chi , una volta trovata la perla preziosa, la vuole condividere con il maggior numero di persone.Un saluto a te e a tutti voi. Franco

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