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La perenne persecuzione

È una macchia che si diffonde sempre più, sulla cartina geografica mondiale, quella che mostra i luoghi nei quali i cristiani vengono violentemente perseguitati. Ultima e più preoccupante, in questi giorni, la continua aggressione in Iraq. Lo stesso Benedetto XVI, stigmatizzando tali episodi nell’Angelus di domenica scorsa 28 febbraio, ha esortato quella comunità affinché non si stanchi «di essere fermento di bene per la patria a cui, da secoli, appartenete a pieno titolo». Nel contempo il Papa ha lanciato un appello affinché le autorità locali «compiano ogni sforzo per ridare sicurezza alla popolazione e, in particolare, alle minoranze religiose più vulnerabili».

Parole pacate, per non dare spazio a ulteriori provocazioni del terrorismo fondamentalista, ma vibranti di passione dopo aver visto le immagini delle migliaia di cristiani di Mosul costretti ad abbandonare le loro case e a vivere in rifugi di fortuna per evitare di essere uccisi.

Le migliaia di chilometri che ci separano da quelle terre – nel Medio e nell’Estremo Oriente, in Africa, ma anche in alcune zone dell’America Latina – ci rendono spesso ignavi dinanzi a sofferenze che raramente riescono a diventare notizia e a sfondare l’indifferenza dei nostri organi di comunicazione, persino di matrice cattolica. Ma è proprio questa negligenza che rende possibile a governi arroganti e totalitari un’azione oppressiva che ha quale esito una vera e propria opera di desertificazione della presenza di testimoni del Vangelo in ambiti dove il messaggio salvifico di Cristo è l’unico in grado di dare speranza anche sociale.

Nessuno di noi può sottrarsi al compito di sostenere questi fratelli, innanzitutto nella preghiera, ma anche con un concreto sostegno mediante le apposite organizzazioni di solidarietà e un’adeguata azione di pressione diplomatica che coinvolga le nostre autorità politiche (in primis il Ministero degli esteri e gli ambasciatori che rappresentano il nostro Paese in giro per il mondo). Conoscere la realtà è il primo passo per reagire.

3 comments to La perenne persecuzione

  • antonello

    GRAZIE per la tua ESORTAZIONE, io la intendo così,…e per il tuo invito a non GIACERE nell’IGNORANZA…
    è REALMENTE dura! Vincere l’ignoranza intendo; ma questo tuo piccolo contributo nel blog GIA’, per me, apre un piccolo varco in cui seminare un seme di COSCIENZA che DEVE rinasce: GRAZIE allora.
    CONTINUA così, UNITI: Antonello. CIAO

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  • Penso alle nostre pigrizie (messa domenicale, momenti di preghiera in parocchia…) e rifletto su quanti devono aspettare il ritorno dell’unico sacerdote presente in km e km, che va di parrocchia in parrocchia a celebrare, facendo sì che per quei fedeli sia possibile partecipare ad almeno un rendimento di grazie al mese!!! Penso ai cristiani di non poche aree del pianeta, spesso discriminati nel lavoro e nelle cariche pubbliche… Penso e prego … Ma è uno di quei rarissimi casi in cui conta anche l’azione: sì, Saverio, dar sentire loro la nostra voce, abbattendo il muro del silenzio…

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  • Mi piacerebbe sapere perchè si omette ,sempre,di dire che la Chiesa ammette la legittima difesa,sia per difendere se stessi,che i propri cari,i propri beni e valori.Sembra che per essere cristiani si debba essere per forza invertebrati.Sull’islam c’è un buonismo assurdo che non tien conto nè del passato nè del presente,consiglierei la lettura del libro(conosciuto attraverso Radio Maria)La croce e la mezzaluna,di Alberto Leoni e Controstoria, dell’attuale vescovo di San Marino Luigi Negri.

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