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Figli della Luce: quando arriva la rovina, arriva la salvezza!


Quando sembra arrivi la “rovina” per la nostra vita, allora è il momento in lodare Dio che inizia a scavare dentro di noi per permetterci di crescere, di cambiare, di andare in crisi, in poche parole, ci sta salvando! Quello che sperimento in anni di vita comunitaria è proprio questo. La vita comunitaria, il mettere Gesù in mezzo tra noi, permette a Dio di essere “rovina” per noi, ci spinge fuori! Ognuno di noi ha il suo “demone” nascosto, bisogna riconoscerlo e smascherarlo perché ne siamo liberati. La presunzione di essere apposto, “non rubo, non uccido, …non faccio niente di male”, ci impedisce di avere quell’umiltà che è il terreno fertile per l’azione dello Spirito. Queste riflessioni oggi mi sono venute nel meditare Lc 4,31-37 quando il demonio inizia a gridare: “Basta! Sei venuto a rovinarci?” e Gesù gli intima: “Taci, esci da costui!” e il demonio gettandolo a terra in mezzo alla gente esce da lui “senza fargli alcun male”. Queste poche righe sono potenti e veritiere, non per niente sono Parola di Dio: Dio ci può liberare se glielo permettiamo, ma anche se in quel cadere a terra si soffre un po’, anche se c’è un’apparente sconfitta e umiliazione “in mezzo alla gente”, alla fine ci libera “senza farci alcun male”. L’apparente rovina in realtà è una rinascita!
Da consacrato, il che significa completamente consegnato a Dio, spesso mi viene da dire a Gesù: “Basta! Almeno questa cosa lasciamela!” perché mi sembra venga a rovinare tutti i miei piani. Più si va avanti più pota le piccole cose e continua sempre la crescita nel lasciare il proprio io, la propria volontà per lasciare spazio a Dio. Ma quel morire a me stesso, quel superarmi è ogni volta una piccola rovina che mi salva.
Da uomo percepisco sempre il “demone” che durante il giorno mi seduce per la via larga, per la compiacenza, per quella strada che lì per lì mi darebbe piacere, ma che si tratta di un apparente bene, un apparente appagamento che poi lascerà spazio al vuoto e alla solitudine. Ecco che quando riconosco di essere al bivio, ecco che quando quel demone si infiltra, devo permettere a Gesù di dirgli “No! Vai via! Esci…”
Da fratello inserito nel mondo dove ognuno è il mio prossimo devo vigilare sul cammino di chi incontro per essere io stesso Gesù per loro e se sento giudicare, se sento sparlare, se sento aprire spazi al divisore, devo intervenire con carità e fermezza allo stesso tempo per dire: “Taci!”.
Se questo cammino di vera ascesi non viene percorso “arriverò d’improvviso la rovina”, quella vera, “come le doglie di una donna incinta” che ci risucchierà nelle tenebre, là dove è buio, là dove si inciampa facilmente, là dove si cerca di nascondersi per la vergogna. Invece se restiamo in questa dimensione di conversione allora la rovina è salvezza perché nasciamo e ci realizziamo, diventiamo “figli della luce e del giorno” (1Ts 5,1-11). Gesù a volte è duro ed esigente, ma è per il nostro vero bene, per ristabilire la nostra vera identità e dignità di figli di Dio, figli della Luce!

23 comments to Figli della Luce: quando arriva la rovina, arriva la salvezza!

  • grazie di ricordarci queste cose Davide..

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  • Belle parole Don Davide ….e noi faremo i fatti …perche’ vero anche a me nel momento piu scuro della mia vita , dove tutto era buio ha lasciato spazio alla luce …perche’ mi sono fidata e affidata nelle mani del Padre Altissimo e del suo figlio Gesù, oggi quei momenti che non augurerei mai a nessuno dei miei fratelli …..ringrazio Dio per avermeli mandati perche’ solo cosi’ ho potuto sperimentare la Conoscenza di un Padre che mi AMA con infinito AMORE.

    Rossella

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  • Parole veritiere, ma difficili da mettere in pratica. Gesù ci libera! Ma questa libertà porta in sé il mistero della sofferenza. In un primo momento siamo portati a rifiutarla, scambiamo la prigione del nostro peccato come vera libertà. E’ questa, forse, l’illusione più ingannevole di cui Satana si serve per controllarci. Succede, persino, che arriviamo ad una sorta di braccio di ferro con Dio per difendere la nostra pseudo-libertà. Solo la fede, la completa fiducia in Dio, nostro Padre, possono farci capire veramente che l’apparente rovina è in realtà rinascita. Ecco l’espressione chiave: restare costantemente in una realtà di conversione. Il cambiamento del cuore, pur potendo partire da una forte scossa iniziale, è qualcosa che avviene gradualmente, che richiede costanza e abbandono. Mantenersi in questo cammino ci porterà alla perfezione. E’ facile dirlo, persino crederlo… ma è una lotta continua che sperimentiamo sempre e che, purtroppo, ha anche momenti di sconfitta… Anche le sconfitte vanno offerte al Signore che le trasformerà in occasione di crescita.

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  • fulvio

    complimenti don davide continua così ….

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  • fulvio

    La sofferenza è una grazia per un cristiano , martiri e santi nn ci hanno insegnato vivere il vangelo ? Anche gesù nell orto delgli ulivi disse : signore se vuoi passi da me questo calice… A tutti insomma la croce della sofferenza fa paura , però sia fatta sempre la sua volontà mai la nostra..Come dice san francesco : tanto il bene ke mi spetta ke ogni pena mi è diletta .. un abbraccio a tutti

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  • Catalin

    Voglio condividere con te un pensiero di Madre Teresa che per me inquadra bene il cammino che sto facendo e che è molto in tema con quello che hai scritto:“Devi essere come il vetro. Il vetro più è vetro e meno si vede: il vetro, infatti, deve soltanto lasciar passare la luce. Sii come il vetro: lascia passare la luce di Gesù, perchè lui solo può illuminare e rendere luminosi . Chi ti avvicina non deve vedere te, ma Gesù che è in te.”
    (Consiglio di Madre Teresa di Calcutta a un giovanne sacerdote)
    Ti auguro ogni bene don Davide e sarò unito a voi sempre nello Spirito!

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  • antonello

    Carissimo Don DAVIDE,
    ceco di fare MIE QUESTE TUE PAROLE:”Da fratello inserito nel mondo dove ognuno è il mio prossimo devo vigilare sul cammino di chi incontro per essere io stesso Gesù per loro e se sento giudicare, se sento sparlare, se sento aprire spazi al divisore, devo intervenire con carità e fermezza allo stesso tempo per dire: “Taci!”…

    e AGGIUNGO:” PAAAAARLA; PARLA Caro Don DAVIDE, parla e COMUNICA,…parla CON e dal TUO BUON cuore!”

    “PARLAMI!…e C O N T I N U A!”

    GRAZIE con AFFETTO e amicizia CRESCENTE: ANTONELLO. CIAO

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  • vanda

    grazie don davide per questa fantastica e verissima riflessione…..del resto e’ vera come l’omelia di ieri…grazie x quello che hai detto,grazie perche’ hai penetrato i nostri cuori… in molti sn rimasti folgorati dalla tua testimonianza a casarono!!!!!cmq io sn la ragazza ke ti ha dato la lettera x chiara …tanti saluti vanda

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  • E’ veramente bello e soave, vivere fra fratelli, quando facendolo con vera umiltà impari e reimpari giorno dopo giorno a cacciare il demone da te stesso, prima che dagli altri; poi, devi saperti esporre anche alla correzione fraterna, se occore… Saper guardare l’altro come lo vede il Signore, non per come “può infastidire” te ed il tuo perfezionismo di “eletto”. Umiltà, umiltà e sempre umiltà. Piccoli, consapevoli del proprio limite; vigilanti, attenti, ma semplici della semplicità dei piccoli, appunto, e trasparenti nel dialogo fraterno. Molti sono i chiamati, ma pochi sono gli eletti… E tu (generico, non tu, Don Davide, neh?!), povero arrampicatore, ti poni sempre in capocordata, col tuo giudizio di santità presunta.. Se non ricordo male, con Cafarnao si “inaugura” la missione di Gesù: Egli viene per liberarci dal male!!! Non è semplicemente perché hai il nome sul registro di battesimo,che sarai salvo, o perché “frequenti” e “sei del giro”… (attenti, poveri noi, a certe farisaiche pratiche ed “hobbies” parrocchiali/da movimento/associazione etc.!!!). La vita comune (bellissimo il testo omonimo di Bonhoeffer, consigliatissimo a tutti, se posso permettermi…)è un “ideale” non impossibile; se ha le sue radici in Cielo, è la più bella avventura! “Chi vince sarà dunque vestito di vesti bianche, e io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma confesserò il suo nome davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli” (Ap. 3:5).
    Beati noi, invitati alla festa di beatitudine eterna del Signore, col Signore, nel Signore! Non preoccupiamoci di dove saremo seduti, o di quante volte saremo caduti: rialzàti, per grazia divina,vedremo la Sua Luce! E saremo appagati; e parafrasando Padre Pio, quei colpi di salutare scalpello coi quali il Signore suole preparare le pietre che formeranno l’eterno edificio, ci sembreranno lievi e mai come allora vorremmo averne patiti in maggior numero! Amen (grazie, Don! Hai stimolato in questa pecorella ricordi e riflessioni profonde sulla vita comune! Benedizioni e buon viaggio fruttuoso) :)

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  • Chiedo scusa già per la lunghezza del precedente intervento, ma anche per questo… Ma è un brano che amo molto e vorrei condividerlo con voi. Perché … “siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per nnunciarle ad altri” fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP :
    — Sogno una comunità formata da fratelli e sorelle, ma il cui termine «fratello» o «sorella» non venga appiccicato addosso dall’abitudine, ma guadagnato, sudato da tutti, giorno per giorno. Sogno una comunità in cui il «reale» sia la legge fondamentale da cui dipendono tutte le altre leggi. Il reale: ossia queste persone concrete, con questa mentalità, con questa cultura, con questa formazione, con queste doti, con questa età, in questa situazione particolare, in questo ambiente, con questa missione da compiere, in questo tempo.

    Sogno una comunità in cui venga riconosciuto il primato della persona. E tutti siano convinti che il «bene comune» non può che coincidere sempre con il bene delle singole persone. Una comunità costruita in rapporto alle persone. Una comunità in cui le strutture e le opere siano in funzione dell’equilibrio, dello sviluppo, della crescita delle persone.

    Sogno una comunità nella quale l’uguaglianza fondamentale di tutti i membri venga riconosciuta e accentuata con tutti i mezzi. Sogno una comunità in cui manchino i privilegiati; semmai i privilegiati siano i piccoli, i deboli, gli ultimi, una comunità nella quale domini la «mentalità della catena», secondo cui la forza e la consistenza della catena nel suo insieme viene data dall’anello più debole.

    Sogno una comunità in cui non ci sia tempo da perdere per le sciocchezze e i pettegolezzi, per le insinuazioni, i sospetti, le maldicenze, le chiacchiere: dove ci si ama non c’è mai tempo da perdere, perché nulla ci può assorbire come l’amore. Una comunità in cui nessuno si prenda troppo sul serio, ma ognuno si senta preso sul serio dagli altri.

    Sogno una comunità in cui venga scoraggiato bruscamente ogni tentativo, da qualunque parte si manifesti, di parlare male di una persona assente. Una comunità in cui tutti si trovino «al sicuro». Ossia ognuno si trovi al sicuro in fatto di libertà, dignità, rispetto e, soprattutto, responsabilità personale.

    Sogno una comunità in cui ciascuno abbia il coraggio di esprimere liberamente il proprio pensiero. In cui le opinioni espresse dai singoli vengano prese in considerazione per il peso effettivo degli argomenti portati, e non per le altre valutazioni opportunistiche, autoritarie o emozionali. Una comunità in cui ogni membro venga considerato da tutti gli altri «uno di cui ci si può fidare». E ciascuno si impegni ad esserlo per davvero.

    Sogno una comunità nella quale tutti si lascino mettere in discussione e il linguaggio sia schietto, e non si abbia paura della verità; anche perché lo stile abituale è uno stile di verità che penetra, scomoda, ma non umilia nessuno. Una verità che guarisce sia pure dolorosamente, ma non ferisce, perché… felicità è poter dire la verità senza far piangere nessuno.

    Sogno una comunità in cui tutti quelli che si «atteggiano» a maestri vengano condannati a vivere le parole; tutti quelli che si atteggiano a «giudici» vengano condannati a sentirsi complici. Una comunità in cui l’unico sospetto valido sia il sospetto che qualche fratello o sorella non ricevano la quota d’amore che spetta loro.

    Sogno venti, cinquanta, mille comunità che dimostrino che.. ho sognato la realtà!

    — dalla rivista CONSACRAZIONE E SERVIZIO (USMI)

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  • marzia

    Mi è piaciuto ascoltare le parole fresche e moderne di un prete come Davide e di una donna come Chiara. Li ho visti oggi in tv.
    E’ proprio vero che Cristo puo’ e sa essere moderno e bussa continuamente. Abbiamo tanto bisogno di padri Davide e Donne Chiara. Con amore
    Marzia

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  • Chiara e Davide sono unici!

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  • mauro

    caro don davide, ho letto la tua riflessione alla fine di una giornata travagliata dopo molte giornate passate nell’oblio e nella dimenticanza a rinviare, prolungare sine die uno stato di penombra, di immobilità, in attesa del disastro, della rottura o come la chiami tu della “rovina”. Leggendo le tue parole, forse non è stato casuale leggerle proprio oggi dopo mesi e mesi che non recitavo un rosario, leggendo le tue parole, dicevo, si è aperta una nuova prospettiva e chiedo a te e a tutti voi di pregare affinchè questa mia rovina se veramente si concretizzerà, si trasformi nel principio della mia nuova vita, nel principio della mia salvezza.

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  • GIUSEPPE

    sapevo che sarebbe arrivato questo momento, brutto crudele buio,lo sapevo e temevo,e speravo che nn arrivasse mai…….per gortuna ci sei tu DAVIDINO che con le tue riflessione dai luce e speranza a noi tutti, Sapeco che non avrei potuto evitare questo brutto momento, sapevo cge satana avrebbe messo lo zampino,lo sapevo.grazie per tutto davidino, ieri a casarano ci hai dato insieme a chiara perle di saggezze, personalmente mi hai dato OSSIGENO, certe volte mi sembra che intravedi il futuro e quindi ci aiuti con quello che scrivi ecin le tue parole, condivido pienamente quanto hai scritto ,ora prega tanto tanto tanto tanto per me, DAVIDINO è arrivato il momento, lo sento. EGIOIASIA e FAZZA DDIU e AIUTAMI GESU.T,V,B,

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  • luisa graniero

    don ammiro molto la tua franchezza nell’esporti…una delle cause della mia conversione “ritardata” sono state il non aver avuto un sacerdote che evidenziasse i propri limiti…avevo una visione distorta di voi sacerdoti perchè vi vedevo come uomini in carriera.oppure come poveri reclusi e castrati!poveri sfigati che sono stati delusi dalle arpie…oppure come fanno poi con quel clergyman che gli strozza il collo!e poi perchè devo essere costretta a dire i fatti miei a lui????Ora invece mi rendo conto di quante stronzate ho detto…………se i sacerdoti non ci fossero stati non sisarebbe generato la manifestazione della salvezza!!!!!grazie che sacrifichi in gesù il tuo corpo per la nostra salvezza.

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  • Mafalda

    BUON VIAGGIO FIGLI DELLA LUCE, una preghiera megagalattica speciale

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  • Carissimi Chiara e Davide, vi accompagniamo con la preghiera in questo vostro viaggio in Brasile. Grazie per l’opera di evangelizzazione che portate avanti con tanta gioia! Sia lode al Signore Gesù!

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  • Manuela

    Si possono usare molti termini per definire il concetto di “PROVA”.
    Spero che il mio pensiero che sto per esprimere venga rispettato, poichè per prima rispetto la sensibilità e i processi logici di chi ha scirtto prima e di chi lo farà successivamente.
    Penso che bisogna dividere in due categorie le PROVE che tutti nella vita prima o poi dobbiamo affrontare.
    Nella prima categoria metto tutte le conseguenze di ogni nosta azione che ci ha causato disagio, perchè dobbiamo ancora maturare delle consapevolezze per non rifare gli stessi errori; o meglio, gli errori che ci fanno riavere gli stessi problemi (causa/effetto).
    Quante volte crediamo che dall’Alto ci arrivino delle PROVE considerandole anche ingiuste ( di conseguenza ci sentiamo vittime sacrificali) e invece siamo noi a cercarci i guai con il lanternino?
    Tutto ciò apartiene al nostro bisogno di apprendere per favorire la nostra crescita non solo sul piano spirituale, ma anche psicologico e cognitivo (intellettivo).
    Ci possono però accadere quelle che considero “IMPROVVISE TEGOLATE SULLA TESTA!”: chessò, ti fai le analisi di controllo e scopri che il “leggero malessere” che provi da oramai diverse settimane non è un postumo di una brutta influenza, ma qualcosa di molto più serio; oppure, il destino vuole farti nascere in una famiglia con un paio di genitori molto problematici per non dire altro…ecc…ecc…Non mi dilungo perchè purtroppo si sa quanta “fantasia” abbia spesso la vita e non sempre consona alle più belle fiabe dove invece “tutti vivono felici e contenti”!
    Queste sono veramente secondo me le VERE PROVE ESISTENZIALI e onestamente, dire a coloro che devono sopravvivere con questo “carico esistenziale sul groppone”, che LA SOFFERENZA E’ UNA GROSSA OPPORTUNITA’ PER TROVARE LA GIOIA….
    beh, ci penserei un pochino su.
    Il mistero di tutte queste articolate realtà, penso che ancora nessuno l’abbia scoperto.
    Aldilà di ogni arzigogolata creazione della nostra mente per riuscire ad arrivare al senso logico della realtà di ogni cosa, penso (come ho sempre fatto) che bisogna solo mettere a tacere ogni pensiero e SENTIRE IL BENE CHE CI ARRIVA DA QUALCHE PARTE PER AIUTARCI AD ANDARE AVANTI.
    E IL BENE ARRIVA, SENZA BISOGNO DI CONVINCERTI CON LETTURE, SERMONI O ALTRO CHE VERAMENTE C’E’.

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  • Antonio

    La via per verificare la Fede è solamente la sofferenza o la rovina della nostra vita, la messa in mora dei nostri progetti-perchè è la via che il Signore Gesù ci ha indicato con La Sua Passione e morte che poi sbocca Nella Resurrezione ma prima..In questo momento storico in cui la rovina sembra generale economica-sociale-il Signore ci spinge a togliere da tutto il nostro essere quelle impalcature superflue che
    rendono la nostra Fede una routine,una ripetizione di gesti meccanici…A noi uomini moderni la parola dolore fa paura perchè distrugge le nostre certezze,che il pensiero mondano ci ha fatto anche involontariamente assimilare.La strada è in salita, è la strarda della Croce ed è dura e piena di lacrime, ma è l’unica strada per uscire da noi stessi e trovare in Cristo la vera vita e la vera gioia.
    Non pretendiamo di capire…mettiamoci in sequela e portiamo la parte di Croce che il Signore ci dona.Il resto lo fa lui..

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  • @Antonio – Parola chiave, Antonio: sequela! (Bonhoeffer docet!). Se è vero, come lo è!, che la nostra fede è in una PERSONA ed avviene “per incontro”, chi abbiamo incontrato cammina con noi, SEMPRE!!! Dinanzi a noi, per mostrarci la via; fianco a fianco, per ascoltarci; dietro, per sostenerci nella fatica… e se per caso ci dovesse capitare di “non vederlo” per un tratto di percorso, tranquilli! Sta elargendo ascolto, sostegno ed indicazioni a chi fosse più affaticato di noi… Sequela e fedeltà anche nella prova… Tutto il resto… è GRAZIA!

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  • giovanna immacolata

    Caro Don Davide,sono stata molto contenta nel cogliere i legami tra il tuo post e quello di Cristina Magnaschi “Quando dalle spine nasce una rosa”.Si capisce che siete amici e che credete in quello che dite.Sì,nella vita ci sono tante cadute,ma servono ad uno scopo,come quelle che fa lo sportivo prima di raggiungere il suo risultato: ti mettono di fronte ai tuoi limiti e alle difficoltà da superare,ti insegnano a rialzarti e a continuare l’ allenamento o magari a cambiare qualcosa nel tuo modo di affrontare le cose.Perchè questo non si insegna più ai bambini e ai giovani? Bravo Don Davide,continua a gridarlo dai tetti e da questo blog.Ciao.Giovanna Immacolata.

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  • Manuela

    Quando ho trascorso uno di quei momenti della vita in cui si devono affrontare alcune situazioni particolarmente… faticosette (non amo fare la tragica…) ho fatto questo sogno che, non so per quale motivo, mi sta tornando in mente in quest’ultimo periodo (dopo averlo quasi rimosso in tutti questi anni).
    Premetto che non so se il sogno sia stato una proiezione del mio sub conscio, oppure, se realmente attraverso esso mi è “arrivato un messaggio”: davanti a me c’era Gesù, con tanto di veste bianca, ecc…ecc…Insieme stavamo guardando una processione che commemorava la Sua crocifissione; infatti c’era un lungo corteo di persone e le prime della fila portava una grande Croce di legno.
    Gesù, scuotendo il capo mi ha detto così (quasi come infastidito):”Smettetela di pensare alla mia corcifissione. Vedi che non ho più i segni? (Mi faceva vedere che sul Suo corpo non c’erano più i segni dei chiodi).
    Non ci sono più i segni dei chiodi perchè oramai tutto è passato.
    Adesso è tempo di pensare a quello che viene dopo, cioè alla Resurrezione e non più invece alla mia crocifissione; dovete capirlo tutti, una volta per tutte! (e continuava a scuotere la testa come per dire: “ma quando la capiranno?”).

    Onestamente, sto iniziando da poco (forse con un’altra maturità) a comprendere il significato di questo sogno e forse sarà venuto il momento di raccontarlo, come ho appena fatto.
    Un abbraccio a tutti.

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  • fabio

    anke io ritengo che in questo momento di grande difficoltà sotto tanti aspetti, l’unica strada da seguire sia quella del Signore, la torcia che può consentirci l’uscita dal tunnel della superficialità, dell’egoismo, della menzogna e della pochezza e che può, davvero, farci comprendere appieno il grande dono della vita, di cui dobbiamo far tesoro soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà, è proprio lì che si sperimenta il suo sostegno, prezioso come una fune alla quale aggrapparsi per cominciare la risalita verso un modonuovo e più pieno di essere.
    Ciao

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